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Il wellness nell'organizzazione della società


Wellness organizzativo

Si parla tanto in Italia di questi tempi di lavoro e per lo più, purtroppo, di lavoro che non c'è, si parla di costo del lavoro, nessuno parla mai però, o comunque sono pochissimi, di wellness del lavoro o, per meglio dire, della qualità della vita non tanto sul posto di lavoro quanto nella vita del lavoratore.
Molti dei problemi che affliggono il mondo del lavoro oggi potrebbero essere, se non risolti, quanto meno gestiti meglio se solo le aziende si adoperassero di più per il benessere dei propri dipendenti.

Iniziamo col dire che un dipendente costantemente gratificato e premiato, non tanto economicamente ma attraverso tante piccole attenzioni svilupperà naturalmente un attaccamento verso l'azienda che altrimenti non maturerebbe mai, questo attaccamento al brand migliorerà il suo approccio al lavoro e conseguentemente la sua produttività;
ecco uno dei tanti problemi che le aziende lamentano in Italia, la scarsa produttività, che trova una sua soluzione naturale.
Sostenere ad esempio i dipendenti con figli a carico attraverso contributi per l'asilo o per l'acquisto dei libri, non è la stessa cosa che dare un aumento o un premio, è un gesto di disponibilità, di rispetto e di stima nei confronti del dipendente che non può passare inosservato.
Alcune aziende ad esempio offrono il caffè gratis ai dipendenti, altre hanno creato delle vere e proprie arie wellness dove è possibile rilassarsi ascoltando della musica e magari perchè no, schiacciando un pisolino;
e del resto a tutti capita di fare le ore piccole e di essere degli stracci il giorno dopo a lavoro, intelligenza da parte di una azienda è anche dare i tempi e gli spazi ai propri dipendenti per riprendersi, concedere loro elasticità negli orari di ingresso e uscita da lavoro e anche per la pausa pranzo.
In pratica le aziende italiane, che da anni predicano la flessibilità, in realtà sono poi vittime di una rigidità assoluta;
di fronte allo schema classico del lavoro subordinato che prevede la rigidità più totale da parte dell'azienda in compensazione a una totale flessibilità del dipendente, la prestazione lavorativa si traduce in un mero esercizio di routine in virtù del quale il dipendente riceve un compenso per di più troppo spesso inadeguato o comunque inferiore rispetto alla media europea. Ecco quindi che in questo contesto si abbassa e non di poco molto più che la produttività in se, ma la qualità stessa della performance lavorativa;
in pratica il dipendente non solo produce meno ma, ancora peggio, offre una produzione di scarsa qualità.
Al contrario un dipendente gratificato, che avverta di lavorare per un'azienda davvero attenta alle sue esigenze, svilupperà un senso oltre che di gratitudine di vera appartenenza; questo lo spingerà a dare il meglio sul posto di lavoro senza avvertirlo come un obbligo o una cosa dovuta, semplicemente darà di più perchè è abituato ad avere di più, il rapporto di lavoro andrà oltre l'equazione tipo "affitto il mio tempo = mi paghi lo stipendio", diventerà più una relazione causa effetto del tipo "mi paghi lo stipendio - perchè lavoriamo insieme"; questa differenza di approccio alla giornata lavorativa da parte del dipendente genererebbe quella maggiore produttività che le aziende italiane vanno supplicando da anni come se fosse un obiettivo raggiungibile per decreto legge.
Si chiama wellness organizzativo e non è un concetto estemporaneo di un blogger new age con troppo tempo a disposizione per scrivere, ma una strategia aziendale attualmente in vigore in alcune delle più grosse aziende del mondo (Apple, Google, Matel, Luxotica, solo per citarne alcune).
In sostanza, se vi fermate un attimo a pensare e guardate ai tanti esempi virtuosi che ci sono in giro sparsi per il mondo ma anche in Italia, basterebbe stabilire dei modelli di riferimento comunemente condivisi, trasformando il far west attuale dove ognuno fa e pensa di fare bene come vuole in un sistema ordinato dove finalmente quelle realtà che fino ad oggi ci sono sembrate delle eccezioni lontane da noi, quasi irraggiungibili, diventino finalmente la norma.
Ma parliamo come sempre di un cambiamento culturale radicale, che deve coinvolgere tutti, aziende, dirigenti, dipendenti, politici, cittadini;
è il concetto di wellness che deve essere applicato integralmente alla vita della società, a partire dal lavoro, perchè oggi succede invece l'esatto contrario e tutto è una continua fonte di stress.
Il traffico sin dalla mattina, il lavoro stesso è organizzato intorno l'idea che mettendo le persone sotto pressione rendano di più, quindi anche a lavoro tonnellate di stress, poi a casa ancora stress, le bollette da pagare, le spese per la casa e/o per i figli, lo stipendio che non basta mai, in tv ancora stress e problemi ancora più grandi, troppo più grandi di noi;
ed è così che si arriva al corto circuito, tutti sotto pressione, tutti scoppiati di botto e non solo non rendiamo più, siamo diventati nevrotici e basta farsi due passi in giro per vedere quanto sia vero tutto questo.
Allora signori, come sempre vi abbiamo invitato a fare sin dai primi articoli, iniziamo da noi, iniziamo da subito, sforziamoci per migliorare il "wellness" delle persone che ci stanno attorno, nei luoghi che frequentiamo, e per iniziare basta davvero poco, basta a volte un modo un pò più gentile, basta non sclerare col collega perchè ha aperto una finestra anche se avete la febbre a 38;
anzi, visto che avete la febbre cosa ci fate a lavoro?
Mettetevi in malattia!
E se il vostro capo insiste che non potete mancare fategli notare che è meglio avere un dipendente a casa con l'influenza, che non farlo lavorare a rischio che infetti tutti i colleghi col risultato di avere l'ufficio pieno di gente malata che produce la metà;
del resto anche questo è wellness...
O era solo buon senso?

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