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Farmaco Vs Omeopatia: la sfida infinita


Omeopatia

La contrapposizione fra la "medicina ufficiale", prevalentemente farmacologica, e quella omeopatica, che ricorre alle qualità tipiche di alcune piante per curare le persone, è sempre stata forte, tuttavia, negli ultimi anni, è arrivata ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio scontro;
se da un lato infatti si tende a considerare il "farmaco" come qualcosa di tecnologicamente più avanzato, e quindi in quanto tale più affidabile per la cura della nostra salute, dall'altra i sostenitori dei rimedi omeopatici continuano a sostenere che il ricorso al farmaco rappresenti sempre e comunque un intossicazione per il nostro organismo, mentre la medicina naturale non presenta effetti collaterali significativi (se non si considerano le possibili reazioni allergiche ad un determinato principio attivo) e offre al contempo le stesse garanzie terapeutiche dei farmaci inquanto le sostanze omeopatiche contengono spesso (anche se in concentrazioni nettamente inferiori) gli stessi principi attivi dei farmaci.

Sono tantissimi gli studi che si sono susseguiti negli anni a sostegno di entrambe le tesi senza per questo che si potesse arrivare a una conclusione che fosse definitiva;
sembra quindi per tanto che i due differenti approcci, quello omeopatico e quello farmacologico, siano destinati gioco forza a resistere.
Tuttavia, se si va a guardare la radice del problema da un'altra prospettiva, ecco che capiamo come lo stesso non sussista;
ipotizzate ad esempio che vostro figlio contraesse, è una cosa che può succedere, una forma di meningite batterica.
Davvero provereste a curarlo con rimedi omeopatici?
O invece preferireste certamente un ciclo antibiotico perfettamente ingrado di guarirlo senza alcun tipo di conseguenza?
Come vedete il problema non si pone!
Reste però opportuno rilevare come la stragrande maggioranza dei casi in cui una persona ricorre ai farmaci non è assolutamente rappresentata dall'esempio di poco fà;
i farmaci che tutti noi assumiamo con maggiore frequenza sono prevalentemente antinfiammatori e antidolorifici, in questi casi, allora, il problema è diverso perchè si potrebbe tranquillamente ricorrere a rimedi alternativi, omeopatici e quindi assolutamente naturali, e senza alcun livello di tossicità per il nostro organismo.
Un esempio su tutti valga per gli antidolorifici, il cui ricorso eccessivo è stato più volte stigmatizzato da molti medici, e molti studi dimostrano come l'eccessivo impiego di antidolorifici sia assolutamente deleterio per la nostra salute.
In questo caso però resta il dubbio se sia più valido ricorrere a un metodo naturale o a un più banale farmaco, rimane quindi una scelta basta sulle proprie convinzioni personali e nel merito della quale nessuno dovrebbe poter entrare se non il diretto interessato.
Ma guardando invece ad un'altra casistica ancora, ci sono anche casi in cui è assolutamente preferibile ricorrere a un rimedio omeopatico invece che a un farmaco;
prendete ad esempio le persone con problemi di ansia o di stress che proprio per questo arrivano a sviluppare disturbi del sonno di vario tipo (primo fra tutti l'insonnia).
Problema facilmente risolvibile con un farmaco, direte voi, ma si tratta di una categoria di farmaci con forti controindicazioni, a cominciare dalla capacità di generare dipendenza e assuefazione;
proprio in questi giorni è stato pubblicato sulla rivista Homeopathy uno studio di due ricercatori italiani del dipartimento di nutrizione e medicina complementare dell'azienda ospedaliera G.Rummo di Benevento, su 71 pazienti (21 uomini e 50 donne) affetti da vari tipi di disturbi ansiosi.
Lo studio ha tentato di dimostrare come un trattamento a base omeopatico su queste 71 persone abbia portato dei significativi miglioramenti alle condizioni di almeno il 42% dei pazienti;
ribadendo in ogni caso, come abbiamo sempre fatto, che studi basati su un campione così limitato di persone hanno una rilevanza minima, se non addirittura insignificante, resta comunque il fatto che, per alcuni tipi di "disturbi" il rimedio omeopatico rappresenti, proprio per l'assenza di controindicazioni rilevanti, una scelta certamente migliore del ricorso al farmaco.
A nostro parere ciò è dovuto prevalentemente a un motivo, abbiamo difatti assistito negli ultimi anni a una deriva "patologica" della medicina;
quello che intendiamo dire è che si tende ormai da diversi anni a considerare tutto come se si trattasse di una "malattia", in questo senso anche una persona che ha dei problemi a prendere sonno, piuttosto che un bambino più vivace del solito o una persona con il colesterolo leggermente più alto del normale vengono immediatamente inquadrati sotto l'etichetta di "malati" e in questo senso il trattamento farmacologico diventa praticamente obbligatorio.
Andrebbe invece sempre ricordato che una persona, per tornare al nostro primo esempio, affetta da meningite è una persona malata, mentre quella che non riesce a prendere sonno ha semplicemente un problema;
se affrontato da questa prospettiva, allora il ricorso al farmaco torna ad apparire quello che realmente è, semplicemente eccessivo per quelle che sono le condizioni della persona.
In altre parole, laddove sia possibile migliorare sensibilmente lo stato di salute di una persona, senza con questo metterlo a rischio di peggioramento, andrebbe sempre prima tentata la strada del rimedio naturale;
questo perchè a parità di condizioni iniziali il farmaco presenterà rispetto al metodo omeopatico non solo un livello di tossicità maggiore ma anche una maggiore probabilità di peggiorare, invece che migliorarlo, lo stato di salute della persona.
Non vogliamo quindi sostenere che un metodo sia migliore dell'altro, siamo invece piuttosto convinti che esistano delle condizioni che debbano essere tratte necessariamente in maniera farmacologica, mentre altre assolutamente no;
pensiamo che sia un discorso di semplice buon senso, nemmeno troppo difficile da capire, eppure a quanto pare il la contrapposizione fra "farmaco" e "ritrovo omeopatico" sembra ancora ben lontana dall'avere una fine.

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