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Abitudini alimentari: generazioni a confronto


Una ricerca mette in luce le differenze nelle abitudini alimentari degli italianiOggi vogliamo rilanciare un articolo che abbiamo letto su un piccolo sito di informazione locale (informatissimo.net) che tratta gli eventi di un piccolo comune Pugliese (Putignano);
l'articolo parla di una ricerca sull'alimentazione nel comune di Putignano e abbiamo deciso di trattarlo perchè ci serve a parlare di due argomenti che abbiamo particolarmente a cuore.
Il primo argomento riguarda il modo in cui i media (giornali, tv ma anche siti e blog) trattano i temi della ricerca scientifica;

chi ci segue sa infatti quanto spesso siano vittime delle nostre ironie alcuni autorevoli quotidiani italiani che rilanciano fin troppo frequentemente indagini e ricerche americane che di scientifico hanno poco o nulla e che si basano su campioni statistici irrilevanti di poche decine di persone.
Non è questo il caso di informatissimo.net che invece nell'articolo ci parla di una ricerca molto interessata fatta nel territorio comunale dall'IRCCS De Bellis su un campione di 2500 persone;
la ricerca punta a evidenziare il gap intergenerazionale nella cultura alimentare sul territorio di Putignano ed il dato che ne emerge magari non segnerà una differenza marcatamente culturale tra vecchie e nuove generazioni ma certamente mette in luce una differenza di comportamenti che è certamente interessante analizzare.
Dallo studio emerge infatti che le generazioni under 50 tendono a preferire, proprio in termini di gusto e di sapori, un'alimentazione di tipo "occidentale", junk food quindi, mentre le persone con più di cinquant'anni, specie gli uomini, preferiscono i sapori della cucina "tradizionale" meridionale che guada caso corrispondono a quelli della famosa dieta mediterranea.
Questo dato ci serve per analizzare il secondo argomento che, in apertura, vi dicevamo ci sta particolarmente a cuore e cioè quello dell'educazione alimentare;
quello che vogliamo evidenziare è che se da un lato è innegabile un livello di istruzione maggiore fra le giovani generazioni rispetto a quelle più in là con gli anni, basti pensare al numero di diplomati sotto i 45/50 anni che è di gran lunga superiore rispetto a quello dei diplomati sopra questa fascia di età, d'altro canto non c'è stato un altrettanto incisivo aumento della cultura alimentare, che infatti nei programmi delle scuole italiane non compare.
Questa situazione ha notevoli ripercussioni sull'intero sistema socioeconomico italiano, perchè il progressivo abbandono delle abitudini alimentari legate a periodi meno floridi della nostra società comporta al contempo un altrettanto progressivo aumento di quelle patologie che sono tipiche delle società più ricche caratterizzate proprio da un consumo maggiore di cibo e, per di più, di cibo di scarsa qualità;
all'aumento del tenore di vita cui corrisponde, come abbiamo detto, un progressivo abbandono delle abitudini relative ad una sana alimentazione deve inderogabilmente corrispondere un rafforzamento degli strumenti culturali che servono a comprendere perchè è così importante mangiare bene ed in una certa maniera.
Questi strumenti culturali devono, e non può essere altrimenti, essere costruiti nelle scuole, perchè le nuove generazioni possano considerarle parte integrante del proprio bagaglio culturale al pari di quanto oggi avviene per noi, giusto per fare un esempio, con la lettura e la scrittura.
Solo in questo modo, ritornando a consumi alimentari e ad abitudini più sane, si potrà garantire sostenibilità al nostro sistema di welfare, continuando a garantire libero accesso alla sanità (i cui costi sarebbero proibitivi se immaginassimo un paese di ammalati per patologie dovute a cattiva alimentazione) e rilanciare anche il lavoro, di cui questo paese ha un disperato bisogno. Se ci fate caso infatti il cibo spazzatura è normalmente un prodotto industriale confezionato spesso all'estero e che pochissimi benefici porta all'economia italiana, mentre al contrario gli alimenti tipici della dieta mediterranea sono quasi sempre prodotti che possiamo acquistare direttamente dai produttori nei mercati e nelle piccole botteghe delle nostre città.
Cultura, cibo, salute, economia, tanti argomenti differenti ma, come vedete, tutti collegati fra loro e tutti che hanno un ruolo importante per il rilancio del paese.

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