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Stevia dolcificante: benefici e controindicazioni


Stevia dolcificante: benefici e controindicazioni all'uso alimentare

La stevia è un dolcificante naturale che sta riscuotendo negli ultimi tempi un certo successo commerciale e di pubblico; prima di entrare nel vivo di questo post e vedere più nel dettaglio quali sono i benefici e le controindicazioni all’uso della stevia come dolcificante precisiamo che fra i nutrizionisti di tutto il mondo è in corso un dibattito piuttosto accesso sull’uso dei dolcificanti (naturali o no che siano) in quanto parte della comunità scientifica ritiene che sia proprio l’abuso di dolcificanti ad essere una delle maggiori cause di insorgenza di sindrome metabolica. Valuta molto attentamente, quindi, se davvero l’uso di dolcificanti sia una valida alternativa per ridurre il consumo di zucchero nella tua dieta.

Che cos’è la stevia

La stevia è una pianta originaria del sud america, appartenente alla famiglia delle Asteraceae; si tratta di una pianta erbaceo-arbustiva perenne che cresce bene in climi miti, teme infatti il gelo.
La stevia, a livello di coltivazione, è scarsamente diffusa in Europa, anche per motivi climatici e di commerciabilità, ma è ampliamente usata per le sue proprietà dolcificanti

Le proprietà della stevia

Anche se in Europa e negli altri paesi occidentali la stevia è usata prevalentemente in virtù delle sue proprietà dolcificanti in sud America, dove nasce originariamente, è anche utilizzata come pianta officinale. Tra gli utilizzi più comuni in questo senso il più interessante riguarda le applicazioni in campo estetico, la stevia infatti sembra offrire ottimi risultati e benefici nel trattamento dell’acne e di altri inestetismi cutanei (come ad esempio la riduzione delle rughe).
Sempre da un punto di vista dermatologico la stevia è ampliamente usata nelle regioni d’origine, il sud America come abbiamo più volte detto, per favorire la reidratazione della pelle; tra le altre proprietà officinali della stevia segnaliamo anche le sue qualità antibatteriche e antiacide.

La stevia come dolcificante

La stevia, come dolcificante, ha iniziato a riscuotere un certo successo grazie alla sua capacità dolcificante circa 300 volte superiore allo zucchero; in qualità di dolcificante naturale la stevia era storicamente usata già da secoli in tutto il Paraguay e il Brasile, mentre nei paesi occidentali il suo uso ha iniziato a prendere piede solo negli ultimi anni (l’Europa ne ha consentito l’uso solo nel 2011 dopo che il consumo di stevia era già stato sdoganato dalla food and drug amministration americana che ne consenti l’utilizzo dapprima solo come dolcificante e poi anche come additivo). Il consumo di stevia come dolcificante risulta particolarmente indicato per il fatto che il suo apporto calorico è praticamente pari a 0 (a differenza dello zucchero) e per questo motivo molti la consigliano come valida alternativa per i malati di diabete e le persone con problemi di glicemia.

  1. Benefici della stevia

    La stevia è una pianta ricca di ferro, manganese e cobalto, oltre a queste sue caratteristiche, come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, altri benefici della stevia sono le sue capacità antibatteriche e antiacide, mentre, da un punto di vista prettamente alimentare, ha un potere dolcificante circa 300 volte superiore rispetto al normale zucchero a fronte, come accennato, di un apporto calorico praticamente pari a zero.
  2. Controindicazioni della stevia

    In quest’ultimo paragrafo vogliamo affrontare la questione più spinosa che riguarda l’uso alimentare della stevia e che ha accesso un dibattito molto vivace nella comunità scientifica; secondo certi studi infatti alcuni elementi presenti nella stevia sarebbero cancerogeni, si pensa quindi che il consumo di stevia in quantità elevate (come nel caso la si usi abitualmente come dolcificante) potrebbe favorire l’insorgenza di alcune forme tumorali.
    Il paradosso, perché non c’è altro modo di definirlo, sta nel fatto che, nonostante questi studi, la stevia è stata storicamente utilizzata in maniera massiccia dalle popolazioni sudamericane proprio per le sue capacità dolcificanti e, nonostante questo, a livello epidemiologico, non è possibile riscontrare alcun aumento del tasso di incidenza di tumori in quelle popolazioni che ancora oggi la usano abitualmente nella loro alimentazione (ad esempio per addolcire il the).
    Come abbiamo fatto in altri post in cui abbiamo affrontato l’annoso problema dei dolcificanti, però, vogliamo spostare l’attenzione su un altro fattore che spesso viene trascurato quando si affronta il problema sull’opportunità o meno di consentire (o consigliare) l’uso della stevia come dolcificante;
    iniziamo col dire che, ad oggi, non esistono studi attendibili capaci di dimostrare come l’uso della stevia in quanto dolcificante sia deleterio per la salute umana dal punto di vista della sua capacità di favorire l’insorgenza di tumori, tuttavia permangono dubbi molto forti sulla correlazione tra uso abituale di dolcificante e sindrome metabolica.
    Il punto quindi non è tanto stabilire se la stevia, o meglio alcuni componenti che si trovano in questa pianta, sia cancerogena oppure no, il punto, ben più rilevante secondo la nostra visione dei fatti, è comprendere come il nostro organismo interagisce coi dolcificanti e se effettivamente il loro consumo possa alterare in maniera sensibile il metabolismo umano.
    Di conseguenza, come abbiamo fatto per altri post e per coerenza, non ci sentiamo di consigliare l’uso della stevia, o di qualunque altro dolcificante, se non altro perché non esiste ancora uno studio definitivo capace di dimostrare che il consumo di dolcificanti in genere (non solo della stevia) sia assolutamente e al di fuori di ogni ragionevole dubbio sicuro per il consumo alimentare da parte delle persone; e del resto, lo dico per esperienza personale, dovremmo ricominciare ad abituarci a consumare gli alimenti in base al loro sapore naturale senza tentare di alterarli o renderli più gradevoli al gusto attraverso qualche artificio; personalmente ho smesso da anni di usare il sale e lo zucchero e posso assicurare che, dopo un certo periodo di adattamento, ho imparato a gustare gli alimenti in maniera diversa e ho riscoperto sapori più delicati che prima di questa scelta non avrei nemmeno mai immaginato potessero esistere.
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