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In Europa combattiamo per il cibo, ed è un bene


Europa, lotte per il ciboAbbiamo avuto diverse occasioni per parlarvi di sovranità alimentare, cibo a km 0 e dell'importanza per il nostro paese di avvalersi della clausula di salvaguardia contro le coltivazioni OGM;
oggi invece vogliamo raccontarvi di una manifestazione tenutasi a Berlino qualche giorno fa che ha visto scendere in piazza migliaia di persone contro lo strapotere delle lobby dell'agroalimentare e della grande distribuzione.

Nel giorno in cui prende il via a Berlino la settimana verde dedicata all'agricoltura ben 25000 agricoltori sono arrivati nella capitale da tutta la Germania per protestare contro i metodi intensivi dell'agricoltura industriale e transegenica, contro l'uso di agenti chimici in agricoltura ma anche e forse soprattutto contro l'accordo transatlantico sul commercio che, secondo i timori di molti, potrebbe aprire le porte del mercato europeo ai prodotti geneticamente modificati provenienti dagli USA.
I manifestanti chiedono regole precise in Germania quanto nel resto d'Europa non solo per quel che riguarda produzione e sicurezza alimentare ma anche per quanto riguarda gli investimenti, ad oggi troppo spesso a pannaggio delle grandi multinazionali a scapito dei piccoli produttori;
così facendo si favorisce l'agricoltura di tipo industrile contro quella di carattere locale e biologico, è il concetto che ribadiscono i manifestanti tedeschi.
Ma non solo in Germania, in tutta l'Europa ed in primis proprio in Italia è sempre più forte la preoccupazione relativamente alla scomparsa anche nel vecchio continente della varietà biologica, enorme in tutto il continente.
Assistiamo sempre più frequentemente infatti alla scomparsa dai banchi dei mercati di tutta quella gamma di produzione agricola legata alla varietà territoriale;
tale fenomeno si nota in maniera più netta per quanto riguarda alcune particolari tipologie di prodotti, come ad esempio le mele, presenti in Europa con centinaia di variati tipiche locali che stanno però svanendo perchè non protette dalla produzione industrile di quelle varietà che meglio rispondo ai principi della grande distribuzione (dimensioni, colori e sapori standardizzati).
Ciò avviene anche con la complicità inconsapevole dei consumatori che spesso non si rendono conto che dietro l'aspetto opulento e perfetto di una mela "standard" da supermercato si nasconde un vero e proprio olocausto di piccoli e medi produttori che non riescono più a competere sul mercato e i cui prodotti pur non essendo "esteticamente" all'altezza di quelli industriali, sono in realtà prodotti di qualità nettamente superiore.
Se i processi di industrializzazione hanno fin qui portato alla scomparsa di una gran quantità di piccole e medie realtà che non sono state in grado di competere in termini di costi con l'offerta delle multinazionali portando così all'estinsione di intere categorie professionali, pensiamo ad esempio ai sarti e ai produttori di scarpe artigianali, con un danno incalcolabile per le economie locali ma tutto sommato non particolarmente rilevante in termini di "qualità della vita", lo stesso fenomeno applicato alle dinamiche di produzione del cibo porterà, come di fatti sta portando, danni pesantissimi in termini non solo più meramente economici ma anche di sostenibilità ambientale, vivibilità dei territori e salubrità del cibo stesso.
E' importante quindi non lasciare soli i produttori in questa battaglia e partecipare dando il nostro contributo come cittadini e come consumatori, scegliendo consapevolmente quando facciamo i nostri acquisti e aiutando a diffondere queste tematiche che sono sempre più importanti per il futuro non solo dei singoli paesi ma di tutta l'Europa e del mondo.

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