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Bioeconomy, Italia prima in Europa


biologico italia

Parlando di biologico spesso ci siamo ritrovati a scrivere come il ritorno all'agricoltura e a modelli economici improntati su stili di vita ecosostenibili potessero costituire la giusta risposta per l'Italia per uscire dalla crisi economica;
nel far questo abbiamo spesso citato Roberto Budrese presidente di slow food, che non finiremo mai di ringraziare per il suo lavoro, riprendendo e rilanciando alcune iniziative come ad esempio il salone del gusto.

Leggendo i dati del rapporto "Green Economy per uscire dalla crisi" presentato durante Ecomondo 2012 agli stati generali della green economy apprendiamo che l'Italia è la prima nazione in Europa per numero di aziende impegnate a vario titolo nel biologico con quasi 50.000 unità; finalmente, ci viene da dire, una buona notizia ed un segnale incoraggiante di inversione del trend a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, fatto di immobilismo, ritardi e mancata innovazione.
Andando più in là nella lettura del rapporto veniamo presi sempre più da un vivo entusiasmo quando apprendiamo che il settore del biologico è caratterizzato da una vivacità sorprendente, che non riscontriamo in alcun altro settore economico del paese, come ad esempio l'elevata percentuale di donne e di giovani imprenditori impegnati in questo settore le cui aziende sono caratterizzate da un largo impiego di tecnologie modernissime e di risorse umane formatissime e con alti livelli di istruzione.
L'italia, primo produttore mondiale di ortaggi biologici, agrumi e olive conta ben 243 prodotti a marchio DOP e IGP, oltre 500 vini tra DOC, DOCG e IGT e quasi 5.000 specialità regionali, ha così dimostrato di sapersi muovere in anticipo sulle tendenze e di essere in grado di mettere in relazione la propria produzione alle esigenze del territorio secondo i più innovativi principi di economia ecosostenibile.
La qualità del prodotto biologico italiano si impone non solo nel mercato nazionale ma anche a livello internazionale, garantendosi premi e riconoscimenti ovunque nel mondo e riuscendo a ritagliarsi un ruolo sempre più rilevante nell'economia globale erodendo quote di mercato e profitti a danno dei grandi produttori industriali, della lobby dell'alimentare e dei grandi marchi che fino ad oggi, ma speriamo anche questo sia un trend finalmente in declino, hanno dominato il mercato mondiale dell'alimentazione.
Grazie al biologico abbiamo finalmente l'occasione di scrollarci di dosso questa mentalità disfattista che ci vede sempre pronti a criticare il nostro paese come esempio di arretratezza economica e sociale, di ritagliarci un ruolo da protagonisti nell'economia del terzo millennio oltre che, particolare di rilevanza non trascurabile, riappropriarci del nostro meraviglioso territorio con buona pace di certi tristi personaggi che hanno tentato e tentano tutt'oggi di distruggere questo paese che invece rimane, contro tutto e contro tutti, uno dei territori più belli del mondo.
Basta con cemento e acciaio, lo ripetiamo ancora, ripartiamo dalla terra, ripartiamo dal biologico.

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