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Fame, crisi e sovranità alimentare


lo State of Food Insecurity in the World pubblica i dati 2012 sulla fame nel mondo, ciò che ne emerge è un dato alquanto sconfortante;
ben 870 milioni di persone (circa l'otto percento della popolazione mondiale) hanno sofferto di denutrizione cronica tra il 2010 e il 2012, di questi la stragrande maggioranza (852 milioni di persone) risiedono nei paesi in via di sviluppo.
Per quanto il maggior numero di affamati risieda in Asia, i dati mostrano come lo sviluppo economico del continente abbia contribuito a un certo miglioramento della situazione facendo registrare un decremento del 30% degli affamati nel continente asiatico;
stesso trend positivo registrato nei paesi sud americani e caraibici, mentre sempre più inquietante è la situazione in Africa che registra un aumento delle persone denutrite di circa 5 milioni all'anno dal 2008 a oggi attestandosi sui 240 milioni nel 2012 (praticamente il 25% dell'intera popolazione africana).

I dati mostrano come decisivo sia in questo quadro desolante lo sfruttamento del lavoro nei paesi più poveri, mentre infatti nel nord del mondo la quota di reddito spesa nell'acquisto di cibo si attesta tra il 10% e il 15% nei paesi del sud del mondo, quelli più poveri, tale quota supera abbondantemente il 50% fino a toccare punte di oltre il 90%;
questo causa anche uno spostamento della dieta verso alimenti meno nutritivi ma disponibili a prezzi più bassi, calano quindi esponenzialmente nei paesi più poveri i consumi di frutta, verdure, latticini e carne mentre la quota maggiore di reddito dedicata all'acquisto di cibo si concentra su riso e cereali (i cui prezzi sotto l'attacco della speculazione internazionale sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni).
La mancata varietà nelle diete dei paesi in via di sviluppo provoca enormi problemi di denutrizione in particolare per donne e bambini, una vera e propria pulizia etnica che provoca la morte di 2,5 milioni di bambini ogni anno per problemi alimentari facendo della malnutrizione la principale causa di morte nel mondo.
In particolare hanno inciso negativamente su questo quadro sempre più desolante le dinamiche della globalizzazione e del neoliberismo selvaggio cui abbiamo assistito negli ultimi 10 anni alimentando la speculazione ai danni dei paesi del così detto terzo mondo;
Le prime 30 catene di commercio al dettaglio gestiscono 1/3 delle vendite mondiali di beni di largo consumo (commodity) ed anche il mercato delle sementi è oggetto di uno spietato attacco speculativo dimostrato dal fatto che ben l' 82% da prodotti è ad oggi soggetto a brevetti (situazione alimentata dalle leggi emanate da tutte le maggiori nazioni inclusa la UE in favore delle multinazionali), particolarmente allarmante il fatto che il 70% delle sementi è venduto da appena 10 imprese, tra cui Monsanto (Usa) e DuPont (Usa) che da sole occupano il 40% dell'intero mercato mondiale delle sementi.
Tutto questo, oltre ad essere una delle cause principali della fame nel mondo, genera anche un danno ambientale importantissimo andando a nuocere sulla biodiversità fondamentale per la salute del nostro pianeta ma deleteria per il business di queste grandi multinazionali che infatti si adoperano in ogni modo facendo pressioni sui paesi di tutto il mondo perchè emanino leggi per impedire agli agricoltori la selezione dei sementi;
e tutto questo avviene nella totale assenza di regole cosa che favorisce i pochi privati principali attori del mercato mondiale del cibo mentre i paesi industrializzati vivono con passività (e spesso connivenza) l'aggressione ai danni dei popoli del mondo da parte delle grandi multinazionali che attraverso i mercati dominano la vita politica dei singoli stati nazionali.
Inoltre, con l'evolvere della dieta negli ex paesi poveri verso modelli occidentali, aumenta esponenzialmente il consumo mondiale di carne, questo processo fa si che una quantità sempre maggiore di risorse venga destinato alla nutrizione del bestiame invece che a quella umana e questo, unitamente all'aumento di produzione dei biocarburanti come il mais (negli Usa ad esempio 1/3 della produzione di mais è destinata alla creazione di bioetanolo) contribuisce ad affamare sempre di più i popoli del mondo.
Incremento dei prezzi e perdita della sovranità alimentare sono il terreno di scontro per le democrazie del terzo millennio;
l'aumento dei prezzi del cibo impoverisce gli stati, soprattutto quelli già poveri che centrano la loro economia intorno l'agricoltura e sono quindi vittime sacrificali della grande speculazione.

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