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Terapia chelante: ecco di cosa si tratta


Terapia chelante, cos'è e a cosa serve

Di terapia chelante, o chelazione, in Italia si è iniziato a sentir parlare da qualche anno mentre si tratta di una pratica abbastanza diffusa in altri paesi (citiamo ad esempio gli USA);
in questo post, dal momento che si tratta di una procedura su cui, a quanto pare, si sta facendo un'enorme confusione, tenteremo di capire che cos’è sostanzialmente la terapia chelante, a cosa serve, ma soprattutto se funziona davvero, quando può rivelarsi utile e quali sono le controindicazioni che riguardano la terapia chelante.

Che cos’è la terapia chelante

La terapia chelante è un procedimento che si basa sull’infusione venosa di sostanze che consentono la chelazione; in pratica si tratta di somministrare sostanze chimiche al nostro organismo al fine di depurarlo da tossine e metalli pesanti accumulati negli anni.
Quello che si fa, praticamente, è iniettare queste sostanze (normalmente viene usato l’EDTA acido etilendiaminotetraacetico) nell’organismo le quali poi, nel loro percorso attraverso le arterie, raccoglieranno queste tossine e questi metalli pesanti favorendone l’espulsione dal nostro organismo. Questa procedura presenta una serie di rischi non trascurabili, come vedremo meglio in uno dei prossimi paragrafi, per adesso tentiamo di capire in quali circostanze la terapia chelante può rivelarsi utile

Terapia chelante: applicazioni e patologie

La terapia chelante, come abbiamo visto, ha una funzione ben specifica (quella cioè di depurare l'organismo dall'intossicazione da metalli pesanti), purtroppo oggi si stanno diffondendo, spesso sulla base di semplici dicerie, applicazioni ben differenti da quelle per cui la terapia chelante è strettamente consigliata; vediamo quindi insieme alcuni casi

  1. Terapia chelante e sclerosi multipla

    Negli ultimi tempi hanno iniziato a diffondersi attraverso diversi siti internet notizie che segnalano come la terapia chelante abbia dimostrato una certa efficacia nel trattamento di alcune malattie neurodegenerative, come appunto la sclerosi multipla; in realtà ad oggi non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri questo, come per altro riportano sia il sito dell’AISM (associazione italiana sclerosi multipla) sia il sito della società italiana terapia chelante (che però mentre scrivo è irraggiungibile, provvederò ovviamente ad inserire il link non appena il sito tornerà on line)
  2. Terapia chelante e autismo

    Sull’autismo negli ultimi anni si sta facendo una confusione imbarazzante, le voci si susseguono e sull’argomento finiscono inevitabilmente per intervenire, passateci il termine, cani e porci; questo rende difficile orientarsi nella selva di informazioni, specialmente su internet, e ci si ritrova spesso a chiedersi se le così dette “terapie alternative” siano davvero soltanto una pagliacciata o se invece, magari anche solo in alcuni casi, le pressioni delle grandi lobby non lavorino dietro le quinte per ridicolarizzare e screditare proprio quei trattamenti che, immancabilmente, finirebbero per distruggere i loro fatturati se ne venisse dimostrata l’affidabilità.
    Nel caso della terapia chelante e dell’autismo ci troviamo in uno di questi casi, da un lato infatti c’è una parte della comunità scientifica, che diventa sempre più grande di anno in anno, che continua a denunciare la correlazione tra autismo ed intossicazione da metalli pesanti (imputandola prevalentemente al mercurio presente come anticoagulante in molti vaccini, qui una vecchia puntata di report del 2000) dall’altra invece una parte altrettanto numerosa e rilevante che sostiene che non ci siano elementi concreti per ritenere ciò tanto che, ancora oggi, nonostante le numerosissime supposizioni avanzate, non siamo ancora in grado di definire in maniera certa quali siano le cause che provocano l’autismo.
    In questo scenario, come già ci è capitato di scrivere in altre circostanze, non è effettivamente possibile definire se ci siano o meno elementi di verità relativamente alla possibilità di trattare l’autismo con terapia chelante la quale rimane quindi nel limbo delle così dette “cure alternative” non riconosciute quindi e spesso osteggiate da quella che alcuni definiscono la “medicina ufficiale”. La nostra linea guida, come unadieta.it, in queste circostanze rimane sempre la stessa e cioè:
    la possibilità di provare o meno una “terapia alternativa” dovrebbe essere strettamente legata alle possibili controindicazioni ed effetti collaterali che quella stessa terapia può avere. Per quanto riguarda la terapia chelante le controindicazioni ci sono e come, puoi leggere in uno dei prossimi paragrafi, valuta tu se sulla base di quello che leggerai può valer la pena rischiare oppure no
  3. Terapia chelante e alzheimer

    Per la terapia chelante come cura alternativa all’alzheimer vale quanto abbiamo detto per sclerosi e autismo, sono quindi molto le voci che si inseguono che vedono in questo trattamento una possibilità di cura per l’alzheimer ma non è una tesi accreditata presso la comunità scientifica.
  4. Terapia chelante e artrite reumatoide

    Anche in questo caso siamo nel campo delle voci di corridoio che si rincorrono sul web, non esiste alcuna evidenza scientifica che possa confermare la validità della terapia chelante come trattamento contro l’artrite reumatoide

A cosa serve la terapia chelante

Come abbiamo detto in apertura di questo post attraverso la terapia chelante è possibile “imporre” all’organismo l’eleminazione di metalli pesanti (come ad esempio il piombo) o di minerali in eccesso (principalmente calcio e ferro) il cui accumulo nel nostro organismo può portare a tutta una serie di patologie;
a questo quindi serve questo tipo di trattamento, prescritto da un medico preparato e competente, che può decidere di ricorrere alla terapia chelante in casi che sono normalmente molto rari.

La terapia chelante naturale ed omeopatica

Leggendo in giro diverso materiale al fine di documentarmi prima della scrittura di questo post ho notato diversi siti, dai quali probabilmente sei passato anche tu prima di approdare su unadieta.it, che sembrano voler suggerire il fatto che la terapia chelante sia un trattamento naturale ed omeopatico. Non è assolutamente così!
L’uso di aggettivi come “naturale” o “omeopatico” sono spesso usati per costruire l’idea che si tratti di un trattamento privo di rischi di qualunque tipo, a cui chiunque può sottoporsi e senza grossi patemi d’animo; questo modo di approcciare la questione è assolutamente ambiguo e, se accetti un consiglio, quando ti capita di leggere post in cui si fa quest’uso così diffuso degli aggettivi “naturale”, “omeopatico” e via dicendo parti dal presupposto che c’è veramente poco di che fidarsi.

Terapia chelante: controindicazioni

A differenza di altre “terapie alternative” di cui ci è capitato di parlare su unadieta.it e che non presentano alcuna controindicazioni o rischio per la salute, la terapia chelante è un trattamento che può portare, se mal eseguito e senza un’adeguata consulenza medica, addirittura alla morte.
Questo perché il processo di chelazione, che permette di eliminare come abbiamo detto i metalli pesanti accumulati nell’organismo, non distingue tra elementi e finisce col favorire l’eleminazione anche di nutrienti fondamentali come ad esempio sodio, calcio e potassio;
l’eleminazione forzata dal nostro organismo di questi ed altri nutrienti fondamentali, causata appunto dalla terapia chelante, può portare a gravissime controindicazioni e rivelarsi, come detto, persino letale.

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