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Implantologia dentale: vantaggi, svantaggi e controindicazioni degli impianti dentali


Implantologia dentale: vantaggi, svantaggi e controindicazioni degli impianti dentaliL’implantologia dentale è un argomento così vasto che sarebbe impensabile avere la presunzione di poterlo trattare in maniera perfettamente esaustiva in un solo singolo post, tuttavia nei prossimi paragrafi speriamo di poterti dare sufficienti informazioni per poter comprendere meglio in cosa consista un intervento di implantologia dentale. Posto in ogni caso che la persona più indicata a darti le informazioni che ti servono per poter scegliere consapevolmente quale sia il metodo più adatto alle tue esigenze è senza ombra di dubbio il tuo dentista di fiducia, nei prossimi paragrafi tenteremo di dare delle definizioni accessibili a chiunque e di spiegare nella maniera più semplice possibile che cosa sia l’implantologia, quali siano gli impianti dentali maggiormente in uso oggi e i vantaggi e gli svantaggi delle varie tecniche che avremo modo di illustrare

Che cosa è l’implantologia e a cosa serve

Con il termine di implantologia dentale si identificano quel complesso di tecniche chirurgiche che consentono di impiantare nell’osso mandibolare o in quello mascellare delle strutture capaci di consentire e sostenere l’innesto di protesi dentali;  si ricorre quindi all’implantologia dentale per risolvere tutti quei problemi (non solo di masticazione) cui incorrono i pazienti che (per svariati motivi) abbiano perso uno o più denti. Nei prossimi paragrafi tenteremo di definire meglio le varie tecniche oggi in uso di implantologia dentale e di quali elementi siano composti gli impianti dentali più comunemente impiegati dai dentisti italiani provando al contempo a definire i relativi vantaggi, svantaggi e le eventuali controindicazioni di ognuna delle soluzioni che avremo modo di presentare man mano che entreremo nel vivo di questo nostro post sull’implantologia dentale

Implantologia dentale: informazioni generali

Quella dell’implantologia dentale è una tecnica che ha avuto un grande sviluppo negli ultimi anni e che (con ogni probabilità) è destinata a svilupparsi ancora ulteriormente; contrariamente a quello che si potrebbe pensare l’implantologia dentale non nasce con la modernità ma esiste da tempi antichissimi, sono numerosi (ad esempio) i reperti archeologici che testimoniano come sin dall’antichità si tentasse di sostituire i denti con delle specie di protesi. Ovviamente l’implantologia dentale diffusa in antichità non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di oggi, tuttavia è comunque interessante constatare come la salute dei denti fosse tenuta in grande considerazione già in epoca antica anche a fronte del fatto che, come oggi sappiamo bene, un cattivo stato di salute dei denti tende a ripercuotersi negativamente su tutto il nostro organismo.

Tecniche, metodologie e materiali per implantologia dentale

Iniziamo col dire subito che un impianto dentale si compone essenzialmente di due parti, la vite (impiantata nell’osso) e il moncone (anche chiamato pilastro) che è la struttura innestata sulla vite e alla quale si “aggancia” il dente artificiale (in pratica la protesi, chiamata in gergo “corona”); i materiali più comunemente impiegati sono diversi per ognuna di queste parti, per la vite viene sempre impiegato il titanio (un metallo caratterizzato da una grande biocompatibilità) mentre per il moncone si può ricorrere anche allo zirconio. Per quanto riguarda la corona (in pratica la “protesi dentale” che si innesta sul moncone) c’è invece una maggiore disponibilità di materiali e possiamo quindi scegliere tra ceramica, un misto di metallo e ceramica, o metallo composito (le corone di questo tipo sono rivestite internamente di metallo ed esternamente di una resina bianca). In termini procedurali, poi, possiamo distinguere tra due differenti metodologie, l’implantologia dentale a carico immediato (anche chiamata implantologia ad un tempo o a una fase) e quella a carico differito (implantologia in due fasi o due tempi), ma di questo avremo modo di occuparci più nel dettaglio in uno dei prossimi paragrafi

Flapless: che cos’è l’implantologia transmucosa

L’implantologia transmucosa è una tecnica che permette di installare gli impianti dentali senza dover intervenire chirurgicamente sul lembo mucoperiosteo; per questo motivo gli inglesi chiamano questa tecnica Flapless (senza lembo). Questo tipo di tecnica esiste ormai da diversi anni, tuttavia in passato presentava forti criticità dal momento che non esistevano strumenti adeguati per valutare in maniera accurata e precisa le condizioni dell’osso su cui, appunto, s’innesta l’impianto dentale. In pratica (un tempo) il dentista che avesse voluto seguire questa procedura finiva col lavorare praticamente alla cieca; oggi invece questo tipo di criticità è stata superata grazie all’evoluzione tecnologica e questo ha consentito una diffusione sempre maggiore dell’implantologia transmucosa.

Vantaggi, svantaggi e limiti dell’implantologia transmucosa

Adesso che abbiamo capito meglio in cosa consista questa procedura proviamo a descrivere sinteticamente i principali vantaggi e svantaggi di questa tecnica; tra i vantaggi dell’implantologia transmucosa abbiamo la scarsa invasività, il fatto che si tratti di una tecnica praticamente indolore per il paziente, con un sanguinamento quasi nullo e tempi di guarigione dei tessuti molto più rapidi. L’implantologia transmucosa, inoltre, non richiede alcun tipo di sutura e consente un ritorno quasi immediato alla normalità dopo l’intervento. Come abbiamo potuto vedere i vantaggi di questa tecnica sono molteplici, tuttavia l’implantologia transmucosa non è una tecnica adatta a tutti i pazienti dal momento che per poter essere praticata è necessario che sussistano una serie di precise condizioni anatomiche  che consentano al dentista di poter operare correttamente; questo limite può essere aggirato ma, in questo caso, molti dei vantaggi appena elencati precedentemente verrebbero a mancare. La cosa migliore da fare se si deve valutare la possibilità di ricorrere all’implantologia transmucosa è quella di fidarsi del proprio dentista che, senza dubbio, è la persona più indicata a decidere se questo tipo di tecnica sia adatta al tuo caso oppure no

Implantologia a carico immediato e differito: ecco tutto ciò che devi sapere

L’implantologia a carico immediato è una tecnica che consiste nell’impiantare contemporaneamente sia l’impianto che la relativa corona dentale; il carico immediato può essere eseguito sia con implantologia tradizionale che con la tecnica transmucosa (di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente), normalmente il dentista si orienta verso una delle due soluzioni in base alle peculiarità del singolo paziente. Anche se si parla di implantologia a carico immediato le corone innestate in prima istanza sono comunque di tipo provvisorio e sono necessari mediamente tra i tre e i sei mesi di tempo prima di poter impiantare la corona definitiva; con questa procedura, però, il dentista non dovrà incidere nuovamente la gengiva per innestare il moncone (come invece avviene nell’implantologia a carico differito che avremo modo di illustrare nel prossimo paragrafo) sulla vite e questo ci fa capire bene quale sia il principale vantaggio di questa tecnica e cioè tempistiche estremamente più rapide e costi inferiori rispetto al carico differito.

Controindicazioni dell’implantologia a carico immediato

Anche se l’implantologia a carico immediato presenta innegabili vantaggi per i pazienti questo tipo di intervento non è però adatto a tutti, per prima cosa devono infatti sussistere particolari caratteristiche anatomiche per potervi ricorrere (nel merito delle quali non entriamo anche perché è il dentista che si occupa di verificare la sussistenza di questi prerequisiti) e, soprattutto, non deve mai essere eseguito in pazienti che abbiano problemi di malocclusione o bruxismo dato che l’impianto deve far fronte praticamente da subito ai carichi funzionali che fisiologicamente sollecitano i nostri denti.

Che cos’è l’implantologia a carico differito

L’implantologia a carico differito viene anche chiamata implantologia a due fasi proprio perché l’innesto dell’impianto avviene in due momenti differenti tra i quali deve intercorrere una finestra di tempo che va da un minimo di 3/4 mesi a un massimo di 5/6; nel primo intervento il dentista, dopo aver inciso la gengiva, procede ad innestare la vite (che può essere coperta dalla gengiva ma anche fuoriuscirne leggermente) e quindi sutura l’incisione. Al primo intervento deve seguire, come accennato poco sopra, un periodo di tempo che va dai 3 ai 6 mesi per consentire l’osteointegrazione della vite (durante questo periodo di tempo la vite in pratica si fonde con l’osso), solo successivamente il dentista potrà incidere nuovamente la gengiva per innestare il moncone (o pilastro) su cui successivamente si potrà ancorare la corona dentale scelta. Come chiunque può intuire, quindi, si tratta di un metodo molto più invasivo rispetto all’implantologia a carico immediato che abbiamo illustrato nel paragrafo precedente

Implantologia dentale: quando il carico differito è preferibile a quello immediato

Anche se l’implantologia a carico immediato sarebbe sulla carta l’opzione più vantaggiosa per il paziente non sempre la porzione d’osso su cui si va ad operare garantisce la necessaria stabilità dell’impianto; se gli esami preliminari all’intervento mostrassero che non è possibile garantire all’impianto la necessaria stabilità il ricorso al carico differito si renderebbe nella maggior parte dei casi inevitabile dal momento che occorrerebbe dare il tempo all’osso di “legarsi” alla vite (osteointegrazione) garantendo così la necessaria stabilità. Per completezza di informazione precisiamo che sarebbe comunque possibile ricorrere al carico immediato usando il metodo dell’incremento del volume osseo o ricorrendo a viti di minor ingombro, tuttavia la maggior parte dei dentisti preferisce il più delle volte orientarsi all’implantologia a carico differito che sembra ancora oggi offrire maggiori garanzie ai pazienti. In ogni caso, come ribadito anche nei paragrafi precedenti, l’intento di questo post non è fornire ai nostri lettori elementi per permettergli di sostituirsi al dentista (che è il solo a poter valutare quale sia il metodo migliore da impiegare) quanto piuttosto consentire una migliore comprensione a quei lettori che dovessero ricorrere all’implantologia dentale di quello che accadrà nella loro bocca anche in virtù del fatto che ci troviamo di fronte ad un argomento particolarmente ostico per i non addetti ai lavori (come del resto siamo anche noi di Unadieta.It che infatti non abbiamo problemi ad ammettere di avere avuto notevoli difficoltà nella scrittura di questo post)

Implantologia dentale: conclusioni

In questo post abbiamo capito quali sono le differenze tra l’implantologia a carico immediato e quella a carico differito; semplificando, quindi, possiamo dire che nel primo caso l’impianto viene eseguito in un’unica seduta mentre nel secondo è necessario intervenire chirurgicamente due volte (si chiama infatti implantologia in due tempi) per consentire il processo di osteointegrazione della vite innestata sull’osso. Anche se l’implantologia a carico immediato è più vantaggiosa per il paziente non sempre l’osso presenta le caratteristiche necessarie a garantire da subito la stabilità dell’impianto a fronte dei carichi funzionali che fisiologicamente gravano sull’impianto e questo è il principale motivo per cui molti dentisti, in determinati casi, preferiscono ricorrere all’implantologia a carico differito; per motivi simili, poi, la procedura a carico immediato non dovrebbe essere mai eseguita sui pazienti con problemi di malocclusione o bruxismo. Una tecnica che consente di aumentare ulteriormente i vantaggi del carico immediato è l’implantologia transmucale (flapless) la quale consente di fissare la vite all’osso senza dover intervenire chirurgicamente sul lembo mucoperiosteo praticando un piccolo foro sulla gengiva attraverso cui far passare la vite che viene poi fissata direttamente all’osso.

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