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Emogasanalisi: cos’è e a cosa serve questo esame


Emogasanalisi: cos’è e a cosa serve questo esameL’ emogasanalisi è un esame diagnostico utile per pervenire a una diagnosi puntuale di alcune specifiche patologie; rispetto ad altri esami più noti l’ emogasanalisi non è particolarmente conosciuta al grande pubblico di conseguenza abbiamo deciso di scrivere un post ad hoc per provare a spiegare nella maniera più semplice possibile che cos'è l'analisi dei gas nel sangue, a cosa serve, come viene svolta e tante altre informazioni utili per chi dovesse sottoporsi per la prima volta a questo tipo di esame. Nei vari paragrafi di questo post avremo anche modo di illustrare come interpretare i risultati dell'emogasanalisi e quali siano i valori normali, ovviamente non per permettere ai nostri lettori di sostituirsi al medico ma più che altro per fornirgli quegli strumenti culturali indispensabili per avere una maggiore comprensione del proprio stato di salute.

Che cos’ è l’emogasanalisi

L’ emogasanalisi è un esame diagnostico che permette di misurare la presenza di gas nel sangue e il suo PH; questo esame (chiamato anche emogas o con l’acronimo EGA) è particolarmente utile per testare la funzionalità polmonare di un determinato paziente. Sostanzialmente l’emogasanalisi è un semplice prelievo del sangue a livello arterioso ma di questo ci occuperemo meglio nel paragrafo in cui illustreremo come viene eseguito a livello procedurale l’emogas. Oltre alle indicazioni fin qui descritte l’EGA è anche molto utile per monitorare l’effettiva efficacia avuta da eventuali trattamenti posti in essere per contrastare alcune patologie polmonari (citiamo ad esempio il caso dell’ossigenoterapia per la quale spesso si richiede l’emogasanalisi proprio per valutarne meglio l’effettiva efficacia)

Emogasanalisi: informazioni generali

Fin qui ci siamo limitati a dare una semplice definizione di cosa sia l’ emogasanalisi e in quali circostanze questo esame diagnostico risulti essere utile; abbiamo anche accennato di come questo test sia sostanzialmente un prelievo arterioso che viene eseguito seguendo una procedura particolare (che illustreremo meglio nel prossimo paragrafo) ma che rimane sostanzialmente un prelievo arterioso. Prima di entrare nel vivo del nostro post, quindi, diciamo subito che il prelievo per l’emogasanalisi può essere di quattro diversi tipi: radiale, brachiale, femorale ed ecoguidato; proviamo quindi a spiegare velocemente che cosa significano questi termini. A seconda del punto in cui avviane il prelievo potremo parlare più specificatamente di emogasanalisi radiale (in cui il prelievo viene fatto dall’arteria radiale, che parte dall’altezza del gomito e arriva fino al polso), emogasanalisi brachiale (in cui appunto il prelievo viene fatto dall’arteria brachiale, che parte dal margine inferiore del grande pettorale e arriva sino al gomito), emogasanalisi femorale (in cui, come suggerisce il nome stesso, il prelievo viene fatto dall’arteria femorale, che parte da dietro il legamento inguinale e si estende fino al ginocchio) e, infine, parleremo di emogasanalisi ecoguidata (in cui i punti di prelievo sono gli stessi fin qui illustrati e quindi l’arteria radiale, brachiale o femorale, ma la procedura di prelievo viene eseguita col supporto di una sonda ecografica)

  1. Emogasanalisi: in cosa consiste la procedura

    Nell’illustrare in cosa consiste e come viene eseguita la procedura adottata per l’ emogasanalisi ci atterremo, ovviamente, solo ai particolari che hanno una qualche rilevanza per i pazienti; a beneficio degli studenti o dei tirocinanti che cercassero informazioni tecniche su questo tipo di esame segnaliamo questa dispensa che spiega abbastanza bene l’argomento. Torniamo quindi alla descrizione della procedura per l’emogasanalisi di interesse per i pazienti; per prima cosa diciamo subito che l’esame dura orientativamente un quarto d’ora e che i risultati sono normalmente disponibili entro una mezz’ora; è importante assicurarsi che la siringa utilizzata per il prelievo (che deve essere specifica per i prelievi arteriosi) non contenga bolle d’aria (che potrebbero alterare i valori biochimici gassosi del campione) ed è importante analizzare il campione il prima possibile (tipicamente entro 10 minuti dal prelievo) onde evitare la coagulazione del campione (che può essere comunque prevenuta attraverso l’impiego di eparina). Normalmente, per motivi che descriveremo meglio nel paragrafo dedicato alle complicazioni dell’emogasanalisi) si chiede al paziente di permanere per almeno un quarto d’ora dopo il prelievo; considerando che i risultati dell’emogasanlisi sono frequentemente disponibili già a mezz’ora dal prelievo può essere ideale attendere in ospedale gli esiti delle analisi. Per l’emogasanalisi non è richiesta alcuna preparazione preliminare per il paziente, ne il digiuno ne tanto meno la sospensione di eventuali cure e trattamenti che si stiano seguendo, è importante però segnalare un’eventuale sensibilità alla vista del sangue (lipotimia) che potrebbe causare improvvisi svenimenti del paziente.
  2. Quali dovrebbero essere i valori normali dell’emogasanalisi

    Adesso che abbiamo capito meglio cos’è l’emogasanalisi, a cosa serve e come viene eseguita questa procedura proviamo a capire insieme quali dovrebbero essere i valori normali di questo esame; i dati che seguono sono prelevati da fonti web e vanno presi come puramente indicativi, normalmente in tutti gli esami sono distintamente indicati i valori corretti per cui è sempre meglio attenersi alle indicazioni presenti sul referto del laboratorio che ha effettuato le analisi. In ogni caso, e a titolo puramente indicativo, vediamo quali dovrebbero essere i valori normali dell’emogasanalisi:
    01. Concentrazione di ioni idrogeno: indicata dalla sigla H+ ha come valori soglia 35–45 nmol/L
    02. Concentrazione di ioni bicarbonato: indicata dalla sigla HCO3 ha come valori soglia 21–30 mEq/L
    03. Eccesso di basi: ha come valori soglia da −2 a +2 mmol/L
    04. Acidità: indicata dalla sigla PH (identifica quindi l’equilibrio acido/base) ha come valori soglia 7,38-7,42 (bassi valori correlati a acidosi, alti valori correlati ad alcalosi)
    05. Pressione parziale di ossigeno: indicata dalla sigla PaO2 ha come valori soglia 80-100 mmHg (bassi valori correlati a ipossiemia, alti valori correlati ad iperossiemia)
    06. Saturazione di ossigeno: indicata dalla sigla SAT ha come valori soglia 93-97%
    07. Contenuto totale di ossigeno: indicata dalla sigla O2CT ha come valori soglia 17-21 vol%
    08. Pressione parziale di anidride carbonica: indicata dalla sigla PaCO2 ha come valori soglia 35-45 mmHg (bassi valori correlati a ipocapnia, alti valori correlati ad ipercapnia)
    09. Concentrazione dell'anidride carbonica: indicata dalla sigla TCO2 ha come valori soglia 21-30 mmol/L (bassi valori correlati a ipocapnia, alti valori correlati ad ipercapnia)
    10. Emoglobina: indicata dalla sigla HB ha come valori soglia 3.5-17.5 g/dL per gli uomini e 12.0-16.0 g/dL per le donne (bassi valori correlati ad anemia)
    11. Ematocrito: indicata dalla sigla HTC ha come valori soglia 41.0-53.0% per gli uomini e 36.0-46.0% per le donne
    12. Concentrazione di sodio: indicata dalla sigla NA+ ha come valori soglia 136-145 mmol/L (bassi valori correlati a iposodiemia, alti valori correlati ad ipersodiemia)
    13. Concentrazione di potassio: indicata dalla sigla k+ ha come valori soglia 3.5-5.0 mmol/L (bassi valori correlati a ipopotassiemia, alti valori correlati ad iperpotassiemia)
    14. Concentrazione di calcio ionizzato: indicata dalla sigla Ca2+ ha come valori soglia 1.1-1.4 mmol/L (bassi valori correlati a ipocalcemia, alti valori correlati ad ipercalcemia)
    15. Concentrazione di cloro: indicata dalla sigla Cl- ha come valori soglia 98-106 mmol/L (bassi valori correlati a ipocloremia, alti valori correlati ad ipercloremia)
  3. Che differenza c’è tra emogasanalisi venosa e arteriosa

    La principale differenza tra l’emogas arterioso e quello venoso sta nei valori che abbiamo appena descritto nel paragrafo precedente; prelevando il sangue dalla vena invece che dall’arteria in particolare i valori del PH, della pressione parziale di ossigeno e anidride carbonica e la saturazione dell’ossigeno sono diversi. Questo succede perché anche se nel linguaggio comune tendiamo ad usare i termini “vena” e “arteria” come fossero dei sinonimi in realtà questa è una semplificazione; per intenderci meglio sostanzialmente la funzione delle vene è trasportare il sangue ricco di anidride carbonica, mentre le arterie trasportano il sangue ricco di ossigeno (cosa che spiega molto facilmente ed in maniera intuitiva perché i valori di cui sopra risultano differenti nell’emogas arterioso rispetto a quelli dell’emogas venoso).
  4. Quali patologie è possibile diagnosticare con l’emogasanalisi

    Normalmente l’emogasanalisi si richiede per valutare l’entità di un’insufficienza respiratoria ma, come abbiamo per altro già avuto modo di accennare, può essere utile anche per valutare l’efficacia di un certo trattamento (come nel caso dell’ossigenoterapia); un altro caso in cui può essere utile il ricorso all’emogasanalisi è quello delle patologie metaboliche, l’esame infatti è utile per conoscere il PH del sangue arterioso.
  5. L’emogasanalisi è una procedura dolorosa

    L’emogasanalisi è considerata tra gli esami potenzialmente dolorosi per il paziente, tuttavia l’unica risposta possibile alla domanda se l’emogasanalisi sia un procedura dolorosa è che dipende; da cosa? Sostanzialmente dal punto di prelievo e dalla persona che lo effettua. Iniziamo subito col dire che l’emogas femorale è tipicamente quello più semplice da effettuare e che quindi risulta essere normalmente meno doloroso per il paziente. A fare realmente la differenza però è la bravura di chi effettua il prelievo, ovviamente il personale più esperto avrà una sensibilità maggiore nel fare il prelievo; da questo punto di vista ci vuole anche un minimo di fortuna, l’emogasanalisi in definitiva può risultare più o meno indolore a seconda delle circostanze.

Interpretazione emogasanalisi: lettura dell’esame

L’interpretazione dell’emogasanalisi, così come di qualunque altro esame di natura diagnostica, spetta al medico di fiducia ed è assolutamente inutile che il paziente provi a cimentarsi in questo tipo di attività. Ovviamente il medico quando deve fare una valutazione tiene in considerazione un gran numero di variabili che non riguardano solo i risultati dell’emogas in se ma anche la storia clinica stessa del paziente; per poter interpretare correttamente questo tipo di dati è necessaria oltre che una grande competenza (quella che solo un medico abilitato può avere) anche una buona dose di esperienza, tutte caratteristiche che noi persone comuni non abbiamo. Anche se in uno dei paragrafi precedenti abbiamo illustrato per sommi capi quali sono i valori normali di un emogasanalisi e a quali patologie siano più tipicamente riconducibili eventuali scompensi relativi ad alcuni valori ciò non vuol dire che l’interpretazione dell’emogasanalisi sia esercizio semplice e alla portata di tutti; i valori sopra riepilogati hanno lo scopo più che altro di consentire una comprensione maggiore dell’argomento, sono quindi scritti a scopo puramente indicativo e non è nostra intenzione (a parte che anche volendo non ne saremmo capaci) mettere in condizione i nostri utenti di sostituirsi ai rispettivi medici. Per l’interpretazione dell’emogasanalisi, quindi, devi fidarti di quanto ti dice il tuo medico e se il suo punto di vista in qualche modo non ti sembra convincente l’unica cosa intelligente che puoi fare non è certo ricorrere al fai da te ma semplicemente provare a rivolgerti ad un professionista che possa contare maggiormente sulla tua fiducia.

Rischi e complicazioni dell’emogasanalisi

A parte il dolore, che come però abbiamo detto non è una condizione che non si possa scongiurare quando parliamo di EGA, una delle complicazioni più comuni dell’emogasanalisi sono le crisi vagali; si tratta di una reazione abbastanza normale, dovuta più che altro all’ansia o allo stress dell’esame a cui ci si sottopone, che non deve destare grosse preoccupazioni. Il rischio maggiore da tenere in considerazione quando parliamo di emogasanalisi riguarda i pazienti con deficit nella coagulazione che rischiano di incorrere in pseudoaneurisma iatrogeno (cioè la perdita di sangue che si manifesta una volta estratto l’ago usato nell’emogasanalisi femorale).

Emogasanalisi: conclusioni

L’emogasanalisi è un esame che consiste nel prelievo di sangue dall’arteria radiale, femorale o brachiale; questo tipo di procedura può essere anche eseguita con l’ausilio di una sonda ecografica ed in tal caso parleremo più specificatamente di emogasanalisi ecoguidata. Lo scopo di questo esame è misurare gli scompensi del PH nel sangue arterioso e la presenza dei gas (ossigeno e anidride carbonica) del sangue arterioso; si tratta di un esame utile nella diagnosi delle insufficienze respiratorie e di alcune malattie del metabolismo. L’emogasanalisi non richiede alcuna accortezza da parte del paziente se non quella di segnalare al personale medico un’eventuale eccessiva sensibilità alla vista del sangue; per il resto l’emogasanalisi è un esame molto veloce (richiede circa una decina di minuti) e i cui risultati sono tipicamente disponibili nel giro di una mezz’ora.

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