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Bambini muti selettivamente: cause, sintomi e rimedi contro il mutismo selettivo


Bambini muti selettivamente: cause, sintomi e rimedi contro il mutismo selettivoQuello del mutismo selettivo nei bambini è un problema spesso acuito dall’impreparazione degli insegnanti e di molti pediatri che non sono messi nelle condizioni di poter aiutare i bimbi che manifestino un problema di questo tipo; gli insegnanti in particolar modo quando hanno un bambino affetto da mutismo selettivo in classe sono completamente abbandonati a se stessi mentre avrebbero bisogno che qualcuno li aiutasse ad acquisire quelle competenze che sono indispensabili per lavorare con un bimbo affetto da questo genere di problema. Per quanto riguarda i pediatri, invece, la situazione è in miglioramento; in passato quasi tutti i pediatri tendevano a confondere il mutismo selettivo con una forma di estrema timidezza, oggi, man mano che si allarga il dibattito su questo disturbo, questo tipo di problema è prossimo ad essere superato.

Che cos’è il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo è fondamentalmente una conseguenza del disturbo d’ansia infantile; quello che accade è che il bambino, fuori da un ambiente che percepisce come familiare, viene colto da un’ansia così forte che gli impedisce di parlare. Questo disturbo non ha nulla a che vedere con la timidezza, non regredisce da solo con la crescita; i bambini affetti da mutismo selettivo non hanno alcun deficit cognitivo, non dovrebbero mai essere inseriti in classi “speciali” anzi, il contatto con altri bambini in una classe regolare è di sicuro giovamento per il bambino. Altro problema molto diffuso quando parliamo di questo disturbo è l’errata percezione che si tratti di una richiesta di attenzione da parte del bambino, in pratica molti sono convinti che i bambini non vogliano parlare o che comunque il mutismo sia in qualche modo una loro scelta; niente di più sbagliato, quando parliamo di mutismo selettivo il bambino non decide autonomamente di restare zitto, è proprio impossibilitato a parlare. L’ansia, quindi, cui sono soggetti questi bambini fuori dagli ambienti che per loro sono più familiari è così forte da impedirgli di esprimersi persino quando il vorrebbero farlo

Mutismo selettivo: informazioni generali

Quello del mutismo selettivo è un problema molto delicato che va affrontato con tatto; per adesso ci siamo limitati a spiegare che questo disturbo è correlato all’ansia e abbiamo anche avuto modo di definire che non è il bambino a non voler parlare, si tratta di una vera e propria coercizione dovuta all’ansia per cui, anche quando il bambino vorrebbe esprimersi non riesce a farlo. Nei prossimi paragrafi entreremo nel vivo di questo nostro post e proveremo a descrivere nella maniera più accurata possibile quali siano cause e sintomi del mutismo selettivo, oltre che illustrare gli approcci terapeutici più indicati per curare e contrastare questo disturbo

  1. Quali sono le cause del mutismo selettivo

    Le cause del mutismo selettivo non sono ancora ben note, sappiamo con certezza che si tratta di un disturbo d’ansia ma i motivi per cui questo problema insorge in alcuni bambini e non in altri sono ancora decisamente oscuri; ad oggi si ritiene probabile che l’insorgenza del mutismo selettivo sia imputabile sia a fattori di tipo caratteriale (per cui soggettivi) e dall’ambiente familiare. Uno dei principali fattori di rischio è la presenza di un genitore particolarmente apprensivo o comunque che presenti a sua volta disturbi correlati all’ansia; da questo punto di vista sembra trovare giustificazione quella linea di pensiero che vede nel mutismo selettivo cause di carattere genetico, ma anche questo ad oggi è ben lontano dall’essere dimostrato.
  2. Mutismo selettivo: i sintomi principali

    I sintomi del mutismo selettivo sono molteplici e possono differenziarsi in maniera anche rilevante da bambino in bambino; per prima cosa, quindi, iniziamo a descrivere i sintomi del mutismo selettivo che si manifestano in maniera sostanzialmente simile in tutti i bambini affetti da questo disturbo. I bambini muti selettivamente in casa hanno normalmente un comportamento naturale, parlano, si esprimono, giocano come qualunque altro bambino; il mutismo si presenta quindi fuori dagli ambienti che per il bambino risultino familiari, come ad esempio nel caso della scuola. L’incapacità di interagire normalmente con persone con le quali non hanno confidenza, quindi, è uno dei primissimi sintomi del mutismo selettivo nei bambini; tipicamente questo disturbo si manifesta tra il primo e il terzo anno di vita ma raramente viene diagnosticato prima dei 5 anni (solitamente al primo anno di scuola elementare). Il DSM (il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali) illustra precisamente quali condizioni si devono presentare per poter considerare un bambino affetto da mutismo selettivo; per prima cosa il bambino deve riuscire ad esprimersi naturalmente in un ambiente con cui ha familiarità (per cui sostanzialmente in casa) mentre deve palesare il mutismo solo nelle situazioni e/o negli ambienti in cui non si sente a suo agio. Ovviamente il bambino non deve essere affetto da deficit o ritardi cognitivi di alcuna natura (ribadiamo quindi che i bimbi muti selettivamente NON sono ritardati); infine il mutismo deve protrarsi oltre un mese (sempre secondo le indicazioni del DSM per la diagnosi di questo disturbo). Altri sintomi che possono presentarsi correlati al mutismo selettivo (che sono però soggettivi, quindi non si manifestano in tutti i bimbi) sono l’enuresi, disturbi del sonno e dell’alimentazione, ansia (specie alla separazione dai genitori) e irrequietezza.
  3. Come si diagnostica il mutismo selettivo

    Come quasi tutti i disturbi simili anche il mutismo selettivo presenta diverse difficoltà in termini di diagnosi; non esiste, infatti, un esame specifico che permetta la diagnosi di questo disturbo. Il medico, quindi, per poter diagnosticare il mutismo selettivo si deve basare sull’osservazione dei sintomi (così come sono illustrati dal DSM) e procedere per esclusione al fine di assicurarsi che quei sintomi non siano riconducibili a patologie di carattere differente. Prima di passare al paragrafo successivo è importante rimarcare come la diagnosi precoce del mutismo selettivo sia uno strumento fondamentale per curare questo disturbo in maniera efficace; più il bambino cresce, infatti, più il mutismo selettivo diventa complicato da curare e il bambino, con la crescita, potrebbe sviluppare altre forme di disagio che, però, avremo modo di descrivere più accuratamente nel paragrafo dedicato alle complicazioni del mutismo selettivo
  4. Bambini muti selettivamente: quando il pediatra non basta

    Come abbiamo avuto modo di accennare in apertura di questo post non è infrequente che i pediatri possano scambiare un problema di mutismo selettivo con una banale forte timidezza; inoltre il pediatra, per formazione, non possiede quelle competenze necessarie a poter offrire un concreto supporto per le famiglie di bambini affetti da questo disturbo e l’unica cosa che può fare e consigliare ai genitori di rivolgersi a uno specialista. E’ quindi particolarmente importante che i genitori non sottovalutino (quando inizia l’età scolastica) le segnalazioni degli insegnati qualora dovessero riferire di un comportamento strano da parte del bambino che non trovi alcuna corrispondenza nel comportamento che lo stesso bambino esprime tra le mura domestiche.
  5. Cura e trattamento del mutismo selettivo

    L’approccio terapeutico più indicato per trattare un caso di mutismo selettivo è la terapia cognitivo-comportamentale; questo tipo di approccio richiede di intervenire su più livelli per cui dovrà intervenire uno specialista che lavori direttamente col bambino e, al contempo, è necessario che sia il nucleo familiare sia gli insegnanti in ambito scolastico portino avanti alcune strategie per aiutare il bambino a superare il suo mutismo selettivo. Questo disturbo, come per altro già accennato, presenta un certo livello di soggettività per cui non è possibile definire un approccio terapeutico che sia valido per tutti i casi ma bisogna valutare di volta in volta le caratteristiche di ogni singolo bambino; certamente il supporto di uno specialista specializzato in terapia cognitivo-comportamentale risulta fondamentale, per quanto riguarda invece il ruolo della famiglia e della scuola ce ne occuperemo più dettagliatamente nei prossimi paragrafi

Mutismo selettivo: come sostenere i bambini a scuola

Il ruolo degli insegnanti è fondamentale per sostenere i bambini affetti da mutismo selettivo; come abbiamo già avuto modo di accennare i bambini con questo tipo di disturbo non vanno ne isolati ne tanto meno inseriti in classi speciali, hanno anzi bisogno di trovarsi in situazioni che siano il più possibile “normali” di modo da avere l’occasione di imparare a gestire il loro disturbo d’ansia. In particolare è importante che l’insegnante non faccia alcun tipo di pressione sul bambino per spingerlo a parlare perché questo comportamento comprometterebbe l’instaurarsi di un rapporto di fiducia che è fondamentale perché il bambino possa sentirsi sufficientemente sicuro e confidente anche a scuola. Può essere d’aiuto che l’insegnante frequenti il bambino tra le mura di casa, dove il bimbo si sente più sicuro e riesce ad esprimersi; sarà così più facile per l’insegnante ottenere la fiducia del bambino in un ambiente in cui il bimbo stesso si sente a suo agio. Ancora l’insegnante deve tentare di implementare altre forme di comunicazione per relazionarsi col bambino affetto da mutismo selettivo, è importante quindi il contatto visivo e che l’insegnante impari a codificare correttamente il linguaggio del corpo attraverso cui il bambino può riuscire ad esprimere i propri stati emotivi; particolare fondamentale è che l’insegnante non deve (mai e in nessun caso) intestardirsi a voler interrogare il bimbo (anche perché difficilmente potrebbe avere una risposta) e che gli permetta di dimostrare la sua preparazione magari per iscritto. Ancora peggio dell’intestardirsi a voler interrogare il bambino è punirlo quando non risponde con un cattivo voto o pungolandolo con frasi tipo “hai perso la lingua?” o simili che ottengono il solo risultato di umiliare il bambino compromettendo definitivamente la possibilità che si instauri un rapporto di fiducia.

Il ruolo dei genitori nel trattamento del mutismo selettivo

Il ruolo dei genitori, come è ovvio, è fondamentale nel trattamento del mutismo selettivo; in particolare i genitori vanno informati sulla natura di questo disturbo e messi in condizione di non compiere errori che potrebbero aggravare il problema invece che farlo regredire. Come dicevamo nel paragrafo precedente i bambini affetti da mutismo selettivo non devono mai essere indotti o forzati a parlare, devono farlo in maniera spontanea e autonoma; una volta conquistata la fiducia del bambino, infatti, questo inizierà ad esprimersi liberamente come qualunque altro bimbo della stessa età. I bimbi muti selettivamente, quindi, non vanno mai puniti perché non parlano, non vanno mai forzati, è l’adulto che deve adattarsi al bambino e non il contrario, è l’adulto che deve imparare a interpretare il linguaggio non verbale del bambino; ovviamente queste indicazioni, e molte altre ancora, possono essere fornite al genitore dallo specialista che li affiancherà nel seguire il bambino, per cui è fondamentale che i genitori che avessero il dubbio che il loro bambino possa aver un problema di mutismo selettivo si rivolgano con la massima tempestività a un professionista specializzato nella cura di questo disturbo.

Principali complicazioni del mutismo selettivo

I bambini affetti da mutismo selettivo se non supportati sin dalle primissime manifestazioni dei sintomi rischiano di crescere senza che questo disturbo venga correttamente trattato; man mano che il bimbo cresce il mutismo selettivo potrebbe inibire la sua capacità di relazionarsi correttamente con gli altri alterandone la capacità di socializzare. Come ormai avrai intuito, quindi, la principale complicazione di questo disturbo è rappresentata dalla possibilità che il bimbo cresca senza superare il suo mutismo selettivo; aiutare un adulto che si trascini questo tipo di disturbo sin dall’infanzia è molto complicato, il rischio è che il paziente sia cresciuto in una condizione di forte emarginazione con conseguente perdita dell’autostima e incapacità di relazionarsi normalmente.

Mutismo selettivo: conclusioni

Il mutismo selettivo è un disturbo che solo di recente è stato inserito nel DSM per cui è solo da poco tempo che esistono degli strumenti validi per la diagnosi di questa patologia e delle linee guida ben precise per curare il disturbo; in passato, infatti, spesso i bambini affetti da mutismo selettivo venivano semplicemente considerati come molto timidi e questo ne comprometteva la crescita dato che immancabilmente questi bimbi finivano con l’essere emarginati e crescevano senza avere l’occasione di imparare a relazionarsi correttamente col prossimo. Oggi per fortuna questo disturbo è molto più noto che in passato per cui la prognosi è assolutamente positiva; i bambini affetti da mutismo selettivo, quindi, possono tranquillamente superare questa condizione e avere una crescita normale. La cura del mutismo selettivo nei bambini si basa sull’approccio cognitivo-comportamentale che richiede di intervenire su tre differenti livelli (scuola, famiglia e specialista) adottando delle strategie tese sia a conquistare la fiducia del bambino (che potrà quindi sentirsi più confidente e iniziare ad aprirsi e a parlare) sia a permettere al bimbo di imparare a gestire la propria ansia. I genitori con figli affetti da mutismo selettivo, quindi, non devono mai tentare di risolvere il problema da soli ne illudersi che il disturbo possa regredire da solo con la crescità (succede abbastanza di raro e solo per i casi più lievi), ma devono invece rivolgersi il prima possibile a uno specialista che possa sostenerli ed informarli adeguatamente relativamente alle strategie da adottare per permettere al bambino di superare il suo mutismo selettivo.

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