Agobiopsia: cos’è, a cosa serve e che differenza c’è rispetto all’agoaspirato


Agobiopsia: cos’è, a cosa serve e che differenza c’è rispetto all’agoaspiratoL’agobiopsia è uno di quegli esami diagnostici che comprensibilmente può suscitare ansia e preoccupazione nei pazienti dal momento che parliamo di un esame ampliamente utilizzato in ambito oncologico (ma non solo); sostanzialmente si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico, tuttavia non è particolarmente invasivo e quasi sempre viene eseguito senza disagi particolari per i pazienti anche perché si tratta, come vedremo meglio nei prossimi paragrafi, di un esame rapido, indolore e che solo raramente può provocare complicazioni di una certa rilevanza. Nei prossimi paragrafi, quindi, proveremo a fornire quante più informazioni possibili per tutti coloro che dovessero avere la necessità di sottoporsi all’agobiopsia.

Che cosa è l’agobiopsia

L’agobiopsia è un esame diagnostico cui si ricorre per prelevare dei campioni di tessuto da determinati organi con lo scopo di analizzarli successivamente in laboratorio; sostanzialmente stiamo quindi parlando di una biopsia eseguita però con l’ausilio di una siringa (il cui diametro dell’ago è grosso modo simile a quello delle normali siringhe in commercio). Avremo modo più avanti di descrivere più accuratamente come venga eseguito questo tipo di esame per adesso limitiamoci ad acquisire questa prima nozione su cosa sia l'agobiopsia, uno degli esami diagnostici più utili in campo oncologico utilizzato per prelevare campioni di tessuto con lo scopo di analizzarli al vetrino e definire così la natura delle lesioni neoplastiche riscontrate.

Agobiopsia: introduzione

L’agobiopsia è un esame molto comune, cui ogni anno migliaia di italiani si sottopongono senza alcun tipo di problema; anche se normalmente siamo portati a collegare questo tipo di esame ai tumori della mammella in realtà si ricorre all’agobiopsia anche in diversi altri casi, sempre per indagare la natura delle lesioni o delle masse precedentemente evidenziate da appositi esami per immagini. Nel momento in cui si identifica (ad esempio con una radiografia, un’ecografia o altri esami simili) la presenza di una massa o di lesioni che possono essere ricollegate a una malattia neoplastica ecco che si rende necessario prelevare un campione di tessuto per poterlo analizzare in laboratorio (esame istologico) e definirne così la natura (se benigna o maligna). Nei prossimi paragrafi, quindi, proveremo a definire in quali casi più comunemente l’agobiopsia risulta un alleato fondamentale nella lotta contro il cancro.

Prelievo del tessuto dalla mammella

Come accennato l’agobiopsia è un esame importantissimo nella diagnosi del cancro alla mammella; in questo caso l’esame risulta sostanzialmente indolore (anche se può risultare fastidioso) e viene comunque eseguito sotto anestesia locale. A rendere l’esame ancora più rapido e indolore per il paziente contribuisce in maniera rilevante la procedura così detta “ecoguidata” che consente al medico, mediante l’uso di una sonda, di raggiungere con la massima precisione l’area da cui andare a prelevare il tessuto.

Prelievo del tessuto dalla prostata

Diciamo subito che il progresso scientifico ci ha fornito un nuovo strumento per la diagnosi precoce del tumore prostatico, parliamo del PSA, un antigene presente nel sangue normalmente in piccole quantità e la cui presenza in quantità maggiori permette di diagnosticare in maniera precoce questo tipo di problemi. Tuttavia l’agobiopsia rimane ancora oggi un esame utilissimo per la diagnosi del cancro prostatico e viene ancora oggi ampliamente utilizzata proprio in tutti quei casi in cui venga riscontrata una variazione patologica dei livelli di PSA. Anche questo esame viene eseguito con procedura ecoguidata (la sonda viene normalmente inserita per via transrettale) l’esame non è particolarmente doloroso anche se in determinati casi (ad esempio per pazienti ansiosi o con una soglia del dolore particolarmente bassa) può essere richiesta l’assistenza dell’anestetista.

Prelievo del tessuto dalla tiroide

Per l’agobiopsia della tiroide vale quanto detto nei precedenti paragrafi, la procedura è tutto sommato indolore, anche perché viene eseguita sotto anestesia locale; per i pazienti che dovessero sottoporsi a breve a questo tipo di esame vogliamo precisare che l’agobiopsia della tiroide è un esame che nella stragrande maggioranza dei casi da esito di benignità, solo nel 5% dei casi invece l’esame restituisce una diagnosi di tumore, quindi calma e gesso perché i numeri sono in maniera schiacciante dalla nostra parte.

Prelievo del tessuto dal polmone

L’agobiopsia del polmone, a differenza degli altri casi che abbiamo esaminato, presenta delle criticità in più; in primo luogo bisogna evidenziare come una quota piuttosto alta di pazienti (orientativamente il 25%) può presentare un problema di pneumotorace (accumulo di aria nel cavo pleurico) in seguito a questa procedura. Occorre però precisare, onde evitare di scatenare il panico in chi legge, che normalmente il pneumotorace che può insorgere a seguito di un’agobiopsia è di piccola entità (tanto che tende a risolversi sostanzialmente da solo) mentre nei rari casi in cui le cose non vanno così sono i medici a intervenire prontamente per risolvere il problema. Quello appena descritto è un problema ampliamente conosciuto, che non può essere ne previsto ne prevenuto, in altre parole, cioè, è impossibile per il medico prevedere quali saranno qui pazienti che avranno questo genere di reazione, tuttavia, come detto, è una situazione ampliamente conosciuta che i medici gestiscono praticamente sempre in maniera rapida e senza rischi importanti per il paziente. Per maggiori informazioni sui rischi e le controindicazioni dell’agobiopsia polmonare ti consigliamo di chiedere direttamente al tuo medico di fiducia, il quale sarà senz’altro in grado di fornirti tutte le rassicurazioni di cui avrai bisogno.

Differenza tra agobiopsia e agoaspirato

Anche se comunemente utilizziamo questi due termini quasi come fossero sinonimo in realtà si tratta di due procedure che, per quanto molto simili, presentano differenza importanti tra loro; la prima differenza (che è anche quella probabilmente più importante per i pazienti) sta nelle dimensioni degli aghi utilizzati per eseguire la procedura, mentre per l'agoaspirato, infatti, si utilizzano aghi di diametro più piccolo quelli usati per l’agobiopsia hanno dimensioni maggiori. Da questo consegue che mentre per l’agoaspirato non è richiesta alcuna forma di anestesia, dal momento che l’esame è praticamente indolore, per l’agobiopsia, come accennato, si tende a ricorrere all’uso dell’anestesia locale. Altra differenza sostanziale, che è una logica conseguenza della differenza di dimensioni degli aghi utilizzati, è l’analisi del campione prelevato; se nell’agoaspirato il prelievo consiste in poche cellule (sottoposte successivamente all’esame a esame citologico) nell’agobiopsia si prelevano invece campioni di tessuto atti a essere sottoposti ad esame istologico. Ed è proprio per questo motivo che l’agobiopsia è un esame più accurato e approfondito dell’agoaspirato, perché l’esame istologico fornisce indicazioni più precise rispetto a quello citologico.

Come si esegue l’esame

L’agobiopsia è un esame abbastanza rapido, di norma viene eseguito in 20/30 minuti, normalmente si ricorre ad anestesia locale per cui è sempre preferibile farsi accompagnare da qualcuno perché ritornarsene a casa soli in macchina non è assolutamente consigliabile. L’esame viene frequentemente eseguito con procedura ecoguidata, per cui una volta identificato il tessuto da prelevare il medico procede con l’inserimento dell’ago e raccoglie il tessuto da esaminare. In taluni casi può essere richiesto al paziente di aspettare per una mezz’ora dopo l’esame nella sala d’attesa di modo da ridurre il più possibile ogni tipo di rischio.

Preparazione all’agobiopsia

La preparazione richiesta al paziente per sottoporsi all’agobiopsia varia a seconda del punto di prelievo e delle condizioni del singolo paziente; in linea di massima possiamo segnalare che il digiuno prima dell’esame e la sospensione dell’assunzione di alcuni tipi di farmaci sono le accortezze maggiormente richieste per sottoporsi a questo esame, tuttavia per informazioni più precise e accurate consigliamo di rivolgersi al medico di fiducia.

Rischi e complicazioni

I rischi e controindicazioni per quanto riguarda l’agobiopsia variano a seconda della zona da cui è necessario prelevare il tessuto; come accennato normalmente parliamo di una procedura assolutamente sicura e cui tutti possono sottoporsi con assoluta tranquillità, tuttavia in alcuni casi, come ad esempio per l’agobiopsia del polmone, esiste la possibilità nemmeno troppo remota di effetti indesiderati. In ogni caso prima di sottoporsi a questo tipo di esame sarà necessario firmare il consenso informato sul quale si potranno reperire tutte le informazioni relative al proprio specifico caso.

Conclusioni

In questo post abbiamo imparato che l’agobiopsia è uno degli esami principe per la diagnosi delle patologie neoplastiche; altro particolare importante è che non bisogna confondere questo esame con l’agoaspirato dal momento che, come spiegato, si tratta di due esami diagnostici che, per quanto simili a livello procedurale, sono sostanzialmente distinti. L’agobiopsia non è un esame particolarmente doloroso anche perché viene eseguito in anestesia locale, motivo per il quale è consigliabile farsi accompagnare da qualcuno perché è preferibile non rimettersi in macchina usciti dall'ospedale. In termini di rischi e controindicazioni in linea di massima possiamo dire che sono scarse, salvo per quel che riguarda i prelievi di tipo polmonare, in ogni caso sarà il medico di fiducia a fornire tutte le informazioni del caso (prima di far firmare al paziente il consenso informato) e a illustrare le eventuali azioni di preparazione all’agobiopsia che il paziente dovrà intraprendere.

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