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La disprassia: il deficit della coordinazione motoria


Che cos'è la disprassia? scopriamolo insieme

La disprassia consiste in un disturbo che crea, alle persone che ne soffrono, difficoltà di vario tipo ed entità nel coordinare i propri movimenti;
questo disturbo della coordinazione si manifesta già in tenerissima età e si stima che la disprassia abbia oggi un’incidenza di circa il 5% sulle nascite (ne sarebbe quindi affetto un bambino su venti).
Questo deficit della coordinazione motoria può rivelarsi abbastanza difficile da diagnosticare questo perché nonostante sia sufficientemente, purtroppo, diffuso (si stima che in ogni classe italiana ci sia almeno un alunno affetto da disprassia) spesso tanto le istituzioni scolastiche quanto le famiglie faticano a riconoscere nei sintomi di questo disturbo un’effettiva malattia e tendono invece a convincersi che i problemi (prevalentemente a carattere scolastico) che i bambini presentano siano imputabili a ben altre problematiche (pigrizia e deficit di attenzione su tutti).
In questo post tenteremo quindi di capire quali sono le cause della disprassia, come fare a riconoscere i sintomi di questa patologia e quali sono le cure più comuni nel trattamento di questa patologia

Le cause della disprassia

Con la trasparenza che speriamo ci contraddistingua desideriamo affrontare questo paragrafo sulle cause della disprassia segnalando sin da subito che quanto leggerai di seguito è figlio delle nostre opinioni personali e come tale va preso;
entriamo più nello specifico segnalando che, nonostante una ricerca approfondita in proposito, non siamo riusciti ad identificare delle cause comunemente accettate dalla comunità scientifica che possano essere correlate alla disprassia.
In altre parole gli studi che fin qui si sono fatti su questo disturbo non evidenziano alcuna motivazione neurologica nell’insorgenza della disprassia;
l’identificazione di questo disturbo, quindi, si basa sull’osservazione dei sintomi e sulla base di questo il DSM ne “certifica” l’esistenza.
Di questo documento (il DSM – manuale diagnostico dei disturbi mentali) abbiamo già parlato in altri post segnalando ogni volta come molti psicologi e psichiatri siano arrivati a denunciare che la stesura stessa del DSM (che viene aggiornato ogni anno) sia pensata per aumentare la “platea” dei pazienti a beneficio delle case farmaceutiche.
Disturbi come l’ADHD (deficit di attenzione) o la disprassia (deficit della coordinazione motoria) non trovano quindi alcuna ragion d’essere fisiologica ma si basano sulla pura osservazione dei sintomi;
per quanto sia vero senza ombra di dubbio come questi sintomi abbiano una radice comune (sia nell’ADHD sia nella disprassia) è però anche vero che proprio in virtù della totale assenza di motivazioni neurologiche noi di unadieta.it restiamo convinti (oltre ogni ragionevole dubbio e anche a rischio di querela) che il trattamento farmacologico sui piccoli pazienti che manifestano questi sintomi sia definibile con una sola parola “criminale”.
Molti dei sintomi in questione (non entriamo nello specifico dell’ADHD mentre per quel che riguarda i sintomi della disprassia li vedremo più avanti) potrebbero essere trattati con miglior fortuna (ed anche in maniera più efficiente) attraverso un corretto e calibrato supporto psicologico (cosa che infatti avviene quasi sempre) che non imbottendo i nostri bambini con farmaci (e psico-farmaci come avviene nel trattamento dell’ADHD);
ed è effettivamente quello che succede nel caso della disprassia (come accennato) per il trattamento della quale vengono poste in atto, come vedremo, delle tecniche riabilitative e non è previsto invece alcun approccio farmacologico.
Non troviamo d’altronde opportuno arrivare a dire, come invece qualcuno fa, che questi disturbi non esistano, in quanto sarebbe folle non riconoscere una sintomatologia correlata (che c’è ed è documentabile), quello di cui invece siamo sicuri (perché sarebbe altrettanto folle non riconoscerlo) è che alcune grandi corporation del farmaco trovano proprio nel trattamento farmacologico di questi disturbi non solo un enorme fonte di fatturato ma anche, per il futuro, un metodo di “creazione” del malato che lega indissolubilmente la vita delle persone (sin da tenerissima età) ai farmaci in un rapporto che di sano ha veramente poco

Sintomi della disprassia

Così come per altre patologie classificate dal DSM anche per la disprassia non solo non esistono cause fisiologiche che possano essere correlate scientificamente allo sviluppo di questo disturbo ma anche la classificazione dei sintomi risulta molto fumosa e quasi artificiosa;
questa, ribadiamo, è una nostra opinione, di seguito (per permettere a tutti di costruirsi una propria idea in proposito) andiamo a enumerare i sintomi che, secondo il DSM, sono riconducibili a disprassia

  1. Sintomi della disprassia: i disturbi del sonno

    i bambini affetti da disprassia presenterebbero vari disturbi del sonno caratterizzati (ad esempio) da frequenti risvegli notturni e difficoltà ad addormentarsi
  2. Sintomi della disprassia: difficoltà nel coordinare i movimenti

    i bambini affetti da disprassia avrebbero difficoltà di vario tipo nel coordinare i movimenti che comprendono difficoltà nell’eseguire compiti anche banali (come seguire un oggetto con gli occhi, allacciarsi le scarpe, mangiare da soli o succhiare alla mammella)
  3. Sintomi della disprassia: i disturbi comportamentali

    secondo il DSM i bambini affetti da disprassia sarebbero spesso irritabili e soggetti a disturbi comportamentali come, ad esempio, l’incapacità di concentrarsi
  4. Sintomi della disprassia: l'iperattività

    ossia il bisogno spasmodico di essere sempre in movimento
  5. Sintomi della disprassia: le difficoltà nell’apprendimento

    di varia natura ed entità (dalle difficoltà nel leggere e nello scrivere passando alla difficoltà di apprendimento nelle materie più tecniche come ad esempio la matematica)

Come si può facilmente notare tutti questi sintomi potrebbero essere attribuibili a motivazioni di carattere assolutamente differente alla disprassia;
facciamo un esempio per capirci meglio e prendiamo il caso di un bambino, come tantissimi ce ne sono al giorno d’oggi, proviamo quindi ad immaginare che questo bambino abbia uno stile di vita fortemente sedentario (che non pratichi quindi alcuna attività sportiva), che abbia un regime alimentare caratterizzato dalla presenza di cibo spazzatura (bibite gasate, snack e pranzi da fast food per esempio) e che trascorra (come succede a tanti bambini oggi) almeno 4 ore al giorno a giocare d’avanti una console.
Come si può vedere si tratta di un ritratto abbastanza tipico dei bambini al giorno d’oggi;
ebbene un bambino che conduca uno stile di vita simile avrà enormi possibilità di presentare la maggior parte dei sintomi che abbiamo appena descritto e lo dimostriamo subito.
Lo stile di vita sedentario, per prima cosa, rende impossibile smaltire tutte quelle energie che un bambino giustamente ha, questo accumulo di energie può facilmente provocare disturbi nel sonno e questi, a loro volta, causare irritabilità e disturbi comportamentali di vario tipo ed entità;
è inoltre dimostrato come (persino negli adulti) trascorrere tanto tempo d’avanti a un pc o una console favorisca l’insorgenza dell’insonnia e di altri disturbi del sonno.
Ma andiamo oltre, infatti una cattiva alimentazione, caratterizzata dal consumo di junk food e cibi grassi e pieni di zucchero (come gli snack in genere e le bibite gasate) favoriscono i picchi della glicemia che possono portare, specie in alcuni momenti della giornata, a un calo fisiologico della capacità di concentrarsi o di eseguire compiti anche semplici (questo succede agli adulti, figuriamoci ai bambini).
Infine l’incapacità di coordinarsi potrebbe essere ricondotta a un semplice gap esperienziale (e non quindi cognitivo); è infatti piuttosto comune che un bambino (magari poco seguito dai propri genitori, come a molti succede al giorno d’oggi purtroppo) che non abbia la possibilità di “usare” il proprio corpo (attraverso il gioco) e che abbia uno stile di vita fortemente sedentario possa ritrovarsi a non avere la stessa padronanza nei movimenti di un coetaneo che invece ha un’esperienza diversa;
del resto è comunemente accettato oggi il concetto di “memoria muscolare” per cui alcuni movimenti oltre che la capacità stessa di coordinare il proprio corpo per svolgere alcune azioni siano fortemente influenzate proprio dall’esperienza e dalla quantità di volte che compiamo quelle determinate azioni.
Come speriamo di aver dimostrato molti dei sintomi la cui osservazione è alla base della diagnosi di disprassia potrebbero essere facilmente riconducibili a problemi di carattere differente così come (rimanendo sull’esempio di poco fa) cattive abitudini e stili di vita alla lunga (specie in tenera età) possono provocare disturbi e problemi che facilmente potrebbero essere fatti passare per una diagnosi di disprassia quando in realtà si tratta, molto più semplicemente, dell’incapacità di alcuni genitori di costruire sane abitudini di vita per i propri figli

Diagnosi della disprassia

E’ abbastanza ovvio, per quanto sin qui detto, che la diagnosi di disprassia sia fatta sulla semplice anamnesi del paziente e sull’osservazione dei sintomi;
esattamente per questo la capacità del medico è fondamentale, così come è fondamentale la capacità dei genitori di informarsi e raccogliere informazioni sulla disprassia (è il motivo per cui esiste unadieta.it).
Fare di tutta l’erba un fascio è un errore che non va mai fatto, ma questo vale tanto per le cose negative quanto per quelle positive;
quello che intendiamo dire è che così come non si può dire, riscontrando ad esempio che alcuni politici rubano, che tutti i politici sono ladri allo stesso modo è molto pericoloso pensare (sulla base del fatto che il nostro sistema sanitario è fra i migliori al mondo) che tutti i medici siano persone ugualmente preparate e professionali.
Molte persone, infatti, quando si parla di salute, tendono a fidarsi ciecamente dei medici dimenticando il fatto che ce ne sono alcuni che, purtroppo (come per qualunque altra categoria) non solo sono persone senza scrupoli ma, soprattutto, si arricchiscono personalmente prescrivendo ai propri pazienti alcuni farmaci piuttosto che altri.
E’ fondamentale quindi che i genitori si mettano nella posizione (informandosi e studiando) di definire il livello di professionalità di un medico in quanto (come purtroppo succede, basti pensare ai vari scandali che hanno coinvolto decine di medici e strutture private) può capitare di finire nelle grinfie (specie quando parliamo di patologie poco conosciute e diffuse) di truffatori il cui unico scopo è quello di arricchirsi attraverso la malattia (vera o presunta che sia) tramite la prescrizione di farmaci, trattamenti ed esami diagnostici.
Con questo non intendiamo in alcun modo incentivare l’autodiagnosi (che anzi sconsigliamo in ogni post) ma vogliamo invece evidenziare l’importanza di un adeguato standing culturale per un genitore;
nessuno infatti può conoscere un bambino meglio dell’uomo e della donna che lo hanno messo al mondo e solo i genitori possono definire l’effettiva gravità di un sintomo oltre che l’approccio più corretto da mettere in campo quando si parla del figlio.
In questo senso, concludendo, quando parliamo di disturbi come la disprassia crediamo che il ruolo del medico dovrebbe essere più quello di un consulente familiare che quello di un “dottore” in senso stretto

Rimedi, cure e trattamenti contro la disprassia

Per correttezza teniamo a precisare che le perplessità espresse fin qui riguardano fino a un certo punto la disprassia e sono invece molto più attinenti a patologie infantili simili a questa patologia (come il già citato deficit di attenzione); almeno per adesso...
Ci spieghiamo meglio, attualmente il trattamento della disprassia prevede appunto una serie di azioni di “supporto cognitivo” che quindi possono essere messe in atto in totale sicurezza per il bambino;
al contrario disturbi simili (come appunto l’ADHD) prevedono un approccio farmacologico che per il bambino è (secondo noi) pericolosissimo.
Tuttavia il mondo delle patologie tratteggiate dal DSM è in continua evoluzione, di conseguenza non è da escludersi che, fra qualche anno, la terapia prevista per la cura della disprassia possa diventare di tipo farmacologico;
se questo dovesse accadere (e non ce lo auguriamo) vorrà dire che tutto quanto fin qui descritto assumerà una valenza nuova e più pertinente.
Per adesso, invece, possiamo dire che le strategie poste in atto per curare la disprassia ci trovano assolutamente concordi con l’approccio perché costituiscono niente di più che un valido sostegno e supporto per i bambini affetti da questo disturbo.
Sostanzialmente esistono due differenti tipi di approcci pensati aiutare il bambino a superare i vari deficit che manifesta, più nello specifico abbiamo:

  1. La riabilitazione verbale
  2. La riabilitazione motoria

Entrambe queste metodologie (nel merito delle quali non entriamo perché molto intuitive) prevedono che vengano messi in campo una serie di esercizi a sostegno del bambino per aiutarlo a superare i propri deficit;
si tratta quindi di un metodo più che di una cura ed è per questo che ci troviamo assolutamente concordi con questo tipo di soluzione, perché la troviamo una risposta sana e non forzata ad un problema poco noto come quello della disprassia

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