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Fecondazione eterologa: tutto ciò che devi sapere


Che cos'è la fecondazione eterologa? Ecco tutto quello che ti serve sapere

Sulla fecondazione eterologa in Italia è nato un grande dibattitto negli ultimi anni anche piuttosto feroce a dire il vero e non solo in Italia ma un pò ovunque nel mondo; la confusione, quando parliamo di fecondazione eterologa, regna sovrana e incontrastata ed è per questo che abbiamo deciso di scrivere questo post, con l'intento quindi di fare un po' di chiarezza e offrirti un punto di riferimento credibile se hai bisogno di avere maggiori informazioni relativamente a questa tecnica di procreazione. Visto che abbiamo appena usato la parola procreazione iniziamo subito col dire che il termine fecondazione eterologa, contrariamente a quanto avviene di solito, non può essere usato come alternativa o sinonimo di “procreazione assistita”; con questo termine, infatti, si indicano tutte quelle tecniche che sono pensate per dare un sostegno alla procreazione e includono quindi un gran numero di procedure (tra cui appunto anche la fecondazione eterologa, ma non solo) che vanno da quelle chirurgiche, passando a quelle ormonali fino all’impiego di determinati farmaci.
Chiarito quindi questo primo punto non perdiamo altro tempo ed entriamo subito nel vivo di questo post per comprendere meglio cos’è la fecondazione eterologa, dove viene praticata, da chi e quali sono costi e normative in vigore per questo tipo di procedura

Che cos'è la fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa è sostanzialmente una branca della fecondazione artificiale, anche detta fecondazione assistita, ed è una procedura medica attraverso la quale si perviene appunto “artificialmente” alla fecondazione dell’ovulo.
Definiamo quindi strettamente come fecondazione assistita quel procedimento che consente la fecondazione dell’ovulo in assenza di un rapporto sessuale e questo può avvenire, al giorno d’oggi, mediante due distinti procedimenti:

  1. Fecondazione in vivo: nella quale non si fa altro che inserire nella cavità uterina il liquido seminale
  2. Fecondazione in vitro: tecnica grazie alla quale è possibile prelevare fino a un massimo di tre ovociti che verranno poi appunto inseminati in vitro e, in caso di fecondazione, prevede il reimpianto degli embrioni nell’utero della donna

Quando il materiale genetico (sia gli ovuli che lo sperma) appartengono ai due genitori biologici si parlerà quindi semplicemente di fecondazione assistita, qualora invece il materiale genetico provenga da un donatore (maschile, qualora doni il seme, o femminile qualora doni l’ovulo) si parlerà invece di fecondazione eterologa (in cui quindi una parte del patrimonio genetico non proviene da uno dei due genitori ma bensì da un donatore)

  1. Quando ricorrere alla fecondazione eterologa

    Per quanto fin qui detto risulta quindi intuitivo come la fecondazione eterologa sia il miglior procedimento per la procreazione assistita quando uno dei due genitori risulta affetto da sterilità;
    attenzione, perché le difficoltà che alcune coppie hanno nell'avere figli non sono sempre dovute alla sterilità di uno dei due partner, ma possono essere dovute ad altre cause per risolvere le quali può rivelarsi sufficiente una normale fecondazione assistita e non eterologa.
    Per spiegarci meglio facciamo un esempio pratico:
    molti uomini presentano una scarsa “vitalità” degli spermatozoi, ma questo non vuol dire che siano sterili, vuol dire solo che la quantità degli spermatozoi nello sperma si rivela non sufficiente a far rimanere incinta le proprie compagne. In questi casi quindi è sufficiente una normale inseminazione artificiale e non è necessario ricorrere all’eterologa perché, come detto, la persona in questo caso non è sterile.
    Il discorso cambia radicalmente nel momento in cui uno dei due partner dovesse essere affetto da sterilità, in tal caso, sempre restando su un esempio maschile, una normale fecondazione assistita sarebbe inutile e si dovrà quindi ricorrere a un donatore (ecco quindi che si parla di fecondazione eterologa).
    E’ ovviamente possibile anche la fecondazione eterologa “femminile”, nel qual caso (a differenza di quella maschile in cui abbiamo la figura del “donatore di seme”) avremo una donatrice di ovuli che sarà una persona differente dalla madre che porterà in grembo il bambino (una volta inseminato in vitro l’ovulo della donatrice, infatti, l’embrione viene comunque impiantato nell’utero della madre infertile)
  2. Come si pratica la fecondazione eterologa

    Normalmente il ricorso alla fecondazione eterologa è un percorso abbastanza lungo, e frustrante anche, come segnalano molte coppie che hanno avuto questo tipo di esperienza;
    quando una coppia non riesce ad avere figli, infatti, normalmente il medico suggerisce, correttamente, di aumentare la frequenza dei rapporti (ovviamente non protetti) e soprattutto nella finestra di maggior fertilità della donna. Se nonostante questa prima accortezza la coppia continua a trovare difficoltà, si procede con una serie di test e analisi tesi ad identificare un’eventuale infertilità.
    In caso di infertilità conclamata (che può essere imputabile a diversi motivi) si può quindi procedere con una fecondazione eterologa fermo restando che, molto spesso, questa infertilità non viene diagnosticata e si procede spesso con una normale fecondazione assistita (omologa, quindi con i gameti, sperma e ovulo, provenienti dagli effettivi genitori); le note dolenti arrivano quando nonostante questo la fecondazione dell’ovulo non avviene, e, pur non essendo in presenza di infertilità, non si riesce a mettere in condizione la coppia di avere un figlio.
    In ogni caso, una volta che la coppia avrà deciso per l’eterologa e nel momento in cui si sarà identificato un donatore (o donatrice) adatto, si potrà procedere con l’inseminazione (in vivo o in vitro in base alla specificità del caso)
  3. Quanto costa la fecondazione eterologa

    I costi della fecondazione eterologa sono piuttosto variabili e dipendono sostanzialmente dalla struttura presso la quale ci si rivolge per eseguire questa procedura medica; in Italia poi, come vedremo più avanti, esistono diversi ostacoli alla fecondazione eterologa dovuti sostanzialmente alla mancanza di una normativa di riferimento e alla mancata acquisizione da parte del nostro paese della normativa di riferimento europeo.
    Avremo modo più avanti di entrare nel merito delle possibilità e delle difficoltà relative alla pratica della fecondazione eterologa nel nostro paese, ci limitiamo per adesso a dire che i costi, per quel che riguarda l’Italia, dovrebbero aggirarsi tra un minimo di 400€ e un massimo di €600 in base alla regione di appartenenza;
    ovviamente i costi salgono, sensibilmente, nel momento in cui si dovesse decidere di rivolgersi privatamente ad una struttura per la fecondazione eterologa fuori da quelli che sono i vantaggi garantiti dal sistema sanitario nazionale. Normalmente possiamo dire che il costo della fecondazione eterologa ammonta intorno ai 3/5000€ e che mentre nel caso in cui questo procedimento dovesse avvenire all’interno delle strutture facenti parti del servizio sanitario nazionale la maggior parte di questo costo viene assorbito dalla collettività (la coppia paga come detto un tiket sanitario tra i 400 e i 600 euro) nel caso ci si rivolga privatamente ad una struttura sanitaria per sottoporsi a questa procedura i costi aumentano (come abbiamo appena detto) sensibilmente

Tutto quello che devi sapere sulla fecondazione eterologa

Fino a questo momento abbiamo capito che cos’è la fecondazione eterologa, come si pratica e quando è indicato optare per questo tipo di procedura in caso di difficoltà per una coppia ad avere figli.
Nei prossimi paragrafi tenteremo di capire meglio quali sono i vantaggi, i rischi e le eventuali controindicazioni della fecondazione eterologa di modo da aiutarti ad acquisire tutte le informazioni che ti servono per prendere una decisione consapevole sulla possibilità o meno di sottoporti a un procedimento di fecondazione eterologa

  1. Fecondazione eterologa: i rischi per le mamme

    Per le mamme il rischio maggiore derivante da fecondazione eterologa, come vedremo, riguardano sostanzialmente il caso in cui l’infertilità sia imputabile al partner maschile e la fecondazione venga fatta in vitro;
    il rischio maggiore, infatti, deriva dalla necessità di stimolare una maggiore produzione di ovuli, necessari per il processo di fecondazione in vitro. Nei casi in cui sia il papà a risultare infertile, infatti, l’eterologa prevede la donazione del seme e l’uso degli ovuli della madre biologica, per stimolare quindi una sovrapproduzione di ovuli la donna viene sottoposta a terapia ormonale (piuttosto massiccia) ed è sostanzialmente questo il rischio maggiore della fecondazione eterologa per le mamme; qualora invece l’infertilità sia femminile in tal caso avremo una donatrice che donerà appunto l’ovulo che, una volta inseminato, verrà impiantato nell’utero della futura mamma senza alcun tipo di rischio sanitario da parte sua e ne tanto meno psicologico in quanto normalmente le donne che portano in grembo un figlio fecondato con l’ovulo di una donatrice sviluppano lo stesso attaccamento nei confronti del bambino (differente il discorso per i papà, come vedremo) proprio perché, pur non essendo quel bambino per davvero figlio loro (in quanto il patrimonio genetico è di un’altra persona) le donne non avvertono alcuna differenza perché vivono la gravidanza nello stesso identico modo che se invece l’ovulo fosse stato il loro.
  2. Fecondazione eterologa: i rischi per i papà

    A differenza di quanto detto per le mamme quando parliamo dei papà le dinamiche psicologiche che tipicamente influiscono sui rapporti di una coppia che decida di sottoporsi a fecondazione eterologa si complicano in maniera rilevante; se per le donne, infatti, il fatto di condurre una gravidanza per nove mesi, portando in grembo il bambino, rende quasi insignificante il fatto che, fisicamente, quel bambino non sia loro (nel caso di eterologa femminile ovviamente) per i papà questo molto spesso non succede.
    Il fatto di rendersi conto che quel bambino non avrà il loro corredo genetico, non gli assomiglierà, rende la paternità particolarmente complicata quando parliamo di fecondazione eterologa (quando ovviamente il donatore è un uomo). Generalmente tutti i padri avvertono un certo disagio quando parliamo di eterologa e, anche qualora non dessero alcun segnale in merito durante la gravidanza, ci sentiamo di consigliare sempre un supporto psicologico proprio durante i nove mesi per evitare attriti (a livello di coppia) o un malessere psicologico che potrebbe poi (ed è successo in diversi casi) diventare più palese e difficile da gestire una volta che il bambino sarà nato
  3. Fecondazione eterologa: i rischi per i bambini

    Per quanto riguarda invece i bambini nati da fecondazione eterologa i rischi sono sostanzialmente di due tipi: psicologici e sanitari; per quanto riguarda i rischi psicologici, infatti, è ormai appurato come tutte le persone nate da fecondazione eterologa abbiano poi mostrato un certo malessere, in età adulta, una volta scoperto che i genitori che li hanno cresciuti (uno o entrambi) non sono in realtà i genitori biologici.
    Un po’ come succede per i figli adottati, quindi, molte persone nate da eterologa una volta divenuti adulti e scoperta la verità manifestano l’interesse di conoscere i propri genitori biologici;
    tutto questo, oltre ai naturali disagi psicologici che sono per lo più intuitivi, diventa ancora più complicato da gestire in quei paesi (e sono molti) che garantiscono il totale anonimato ai donatori i quali non saranno quindi mai e in alcun modo rintracciabili dai propri figli con tutto il disagio che per questi ne consegue.
    Per quanto riguarda invece il rischio sanitario concerne principalmente l’impossibilità di ricostruire in maniera attendibile la storia clinica familiare di questi bambini con le difficoltà che ne conseguono, quindi, in fatto di prevenzione e cura di determinate patologie (essenzialmente quelle a carattere genetico).
    Esiste poi un altro rischio sanitario sempre di carattere genetico dovuto alla possibilità, neanche poi così remota, che due persone nate con fecondazione eterologa dal medesimo donatore possano innamorarsi ed avere dei figli i quali, essendo nati dal rapporto fra due fratellastri, presenterebbero ovviamente un maggior rischio di insorgenza di malattie genetiche e malformazioni

La normativa sulla fecondazione eterologa


Le polemiche e i dilemmi di carattere etico che hanno accompagnato questa tecnica di fecondazione assistita sin dai suoi albori si sprecano; tolti i dubbi e le eccezioni prevalentemente di carattere religioso che in questa sede non ci interessa approfondire (per quanto abbiano certamente una loro rilevanza), pur rimanendo concentrati su un punto di vista puramente laico sulla questione, le problematiche (etiche ma non solo) che come abbiamo appena visto accompagnano la fecondazione eterologa non sono affatto trascurabili.
I temi sono tanti ed importanti e vanno da i problemi di privacy (per i donatori prevalentemente), al diritto dei bambini una volta maggiorenni di conoscere i propri genitori biologici (diritto che si scontra appunto con la privacy che andrebbe garantita ai donatori), fino ai rischi di carattere socio-sanitario (che pure abbiamo visto).
Spetta quindi alla normativa stabilire delle condizioni secondo cui l’uso della tecnica di fecondazione eterologa possa avvenire nel rispetto dei diritti di tutti gli attori di questa dinamica (genitori, donatori e figli).
Come sempre ovviamente alcuni paesi si sono rivelati più pronti nel dotarsi di una normativa che lasciasse meno vuoti possibili, ed altri invece (come ad esempio l’Italia) sono rimasti indietro nello sforzo di regolamentare in maniera efficace ed efficiente la fecondazione eterologa;
in Italia, per esempio, la fecondazione eterologa è ancora illegale anche se, come abbiamo accennato, è in lavorazione un disegno di legge (dopo la pronuncia di incostituzionalità sulla legge che invece vietava la fecondazione eterologa in Italia) per tentare di normare questo tipo di trattamento tanto che (come abbiamo visto in uno dei paragrafi precedenti) già si parla di costi standard e di servizio coperto per buona parte dal sistema sanitario nazionale.
Nonostante l’UE dovrebbe fornire delle linee guida per uniformare l’attività nei vari paesi membri della fecondazione eterologa questo non è ancora successo ed ogni paese europeo affronta la questione in maniera differente; per evitare di dilungarci oltre in questo post, già piuttosto lungo, ed offrirti comunque una lettura ed uno sguardo completo su quella che è la normativa vigente in Italia e in Europa relativamente alla fecondazione eterologa abbiamo preferito (a seguire) allegare una mappa dell’UE di facile lettura per capire semplicemente cosa è legale fare e in quali paesi

Fecondazione eterologa: la normativa nei paesi UE

Fecondazione eterologa e turismo riproduttivo

Il fatto di non avere in Europa una normativa condivisa che regolamenti la fecondazione eterologa e la sua pratica ha dato origine ad un fenomeno abbastanza particolare che viene definito “turismo riproduttivo”;
molte coppie, ad esempio italiane (il nostro paese come detto è uno di quelli in cui la fecondazione eterologa è ancora considerata illegale) finiscono col decidere di sottoporsi ugualmente ad alcune procedure all’estero sostenendo costi enormi (che superano in alcuni casi i 7/10mila Euro) e senza alcuna garanzia relativa al fatto che possano effettivamente riuscire ad avere un figlio.
Questo ha aperto ad ulteriori polemiche sulla fecondazione eterologa dimostrando una volta di più (ammesso che ce ne fosse bisogno) la necessità di normative comuni e condivise fra i paesi membri (in questo come in altri campi) per evitare storture, abusi e speculazioni ancor di più quando parliamo di situazioni così delicate come nel caso del diritto alla maternità e alla paternità

Fecondazione eterologa: il nostro punto di vista

Per concludere vogliamo schierarci nel dibattito sulla fecondazione eterologa, ovviamente con sensibilità, perché ci rendiamo conto come quest’argomento tocchi nel profondo molte persone, ed esprimere il nostro punto di vista. Tenteremo di mantenere un punto di vista laico, senza entrare quindi nel merito dei problemi etici e religiosi che sottostanno alla fecondazione eterologa, e che pure non sono affatto trascurabili, e di tentare di distinguere i vari casi.
Partiamo dal caso più comune, quindi, che è quello di una coppia in cui uno dei due partner (oppure entrambi) manifesti problemi di infertilità); restando su questo punto e adottando una prospettiva laica l’obiezione più ovvia che ci viene in mente riguarda un punto di vista puramente economico e sociale;
siamo assolutamente convinti che il ricorso all’eterologa riguardi una sfera puramente personale in cui lo stato non dovrebbe in alcun modo mettere becco, via libera per quanto ci riguarda per tanto all’eterologa anche in Italia ma al di fuori della copertura da parte del sistema sanitario nazionale.
Troviamo infatti che lo stato, per assolvere appieno alle proprie funzioni, dovrebbe incentivare le coppie con problemi di fertilità all’adozione prima che all’eterologa, per motivi sia di sostenibilità economica (impensabile che il nostro sistema sanitario nazionale già zoppicante si accolli pure il costo di queste prestazioni) sia per gli obblighi (sociali, politici e legali) che ogni paese dovrebbe avere nei confronti dei bimbi senza genitori (che sono per davvero figli dell’Italia e, in quanto tali, di tutti noi). Fermorestando quindi il diritto di una coppia a ricorrere all’eterologa (a proprie spese però) lo stato dovrebbe invece preoccuparsi (nel rispetto dei diritti di tutti) più di incentivare e semplificare le adozioni che non di garantire un accesso economicamente sostenibile per tutti alla fecondazione eterologa.
Differente invece il discorso per quanto riguarda le madri single (che sono la categoria di persone che nel mondo fa maggiormente ricorso alla fecondazione eterologa);
anche in questo caso ci sentiamo di poter dire che rendere illegale questa pratica sarebbe, oltre che assurdo, al limite illiberale, ma vale anche in questo caso l’insensatezza di ritenere che questo tipo di prestazione possa essere a carico del sistema sanitario nazionale.
Allo stesso modo ci verrebbe da dire che, così come una donna (anche se single) abbia il sacro santo diritto di avere un figlio “da sola” (del resto questo avviene già, anche senza eterologa), non vediamo per quale motivo non si possa estendere la possibilità dell’adozione anche a persone single.
Il nostro punto di vista sulla questione, per concludere e qualora non fosse ormai chiaro, è che la normativa sulla fecondazione eterologa non possa che sposarsi in un quadro più amplio con una semplificazione e revisione dell’attuale normativa sulle adozioni in quanto i due discorsi vanno (in un certo senso) di pari passo;
restiamo convinti, pur non avendo alcun riscontro possibile a riguardo, che il problema (se così lo vogliamo chiamare) della fecondazione eterologa si sgonfierebbe da solo in presenza di una politica differente riguardo le adozioni e quindi, fermorestando il diritto alla maternità e alla paternità, ci piacerebbe che venisse sancito anche un altro diritto e, cioè, quello ad essere figli.
Ma forse è chiedere troppo ad un paese come il nostro, che nemmeno riesce a dotarsi di una normativa all’avanguardia per quel che riguarda la fecondazione eterologa nel nostro paese.

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