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L'italia dice no alla sperimentazione sugli animali randagi


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L'Italia, è risaputo, è troppo spesso fra i paesi dell'unione europea quella che sceglie linee più morbide ed elastiche quando si parla di salute;
rispetto ai limiti stabiliti dalla comunità per diversi parametri, emissioni di inquinanti, residui dell'acqua, e molto altro ancora, l'Italia tende a posizionarsi sempre fra i paesi con i limiti più alti in Europa.
Facciamo questa volta eccezione, e per una volta ne siamo più che liete, grazie alla posizione che il Ministero della salute ha preso relativamente alla possibilità di effettuare sperimentazioni di carattere scientifico e/o sperimentale sugli animali randagi;

con la direttiva UE 2010/63 la comunità offriva infatti la possibilità ai paesi membri di avvalersi di deroghe rispetto ai provvedimenti che riguardano la protezione degli animali oggetto di studi scientifici, deroghe attraverso le quali i singoli paesi avrebbero potuto "sacrificare alla scienza" gli animali randagi che abitano il loro rispettivi territori.
L'Italia ha deciso, in linea con una posizione comunque all'avanguardia in materia di diritti degli animali, di non avvalersi di questa deroga mantenendo una linea dura, così come ormai avviene da diversi anni, in materia di diritti degli animali (vedesi leggi sul maltrattamento).
Questo, come sottolinea il ministro uscente Balduzzi, anche su pressione dei cittadini i quali non solo hanno dimostrato particolare apprezzamento negli ultimi anni relativamente alle norme giustamente severe che tutelano i diritti degli animali, ma che considerano le stesse non solo un patrimonio del nostro ordinamento giuridico ma ancora troppo leggere e per certi versi, pur essendo fra le più efficaci in Europa, ancora non pienamente sufficienti.
A maggior ragione occorre tutelare i randagi i quali, già vittime spesso del reato di abbandono, e purtroppo ancora oggi di violenze e maltrattamenti indegni di un paese civile, meritano quindi di essere oggetto di norme e tutele particolari rispetto a quelle garantite per qualunque altro animale.
Entro il 31 Dicembre 2012, quindi, l'Italia provvederà a comunicare formalmente il mantenimento della normativa nazionale già in vigore prima del novembre 2010 rinunciando ad avvalersi delle possibilità di deroga contenute dalla normativa comunitaria e mantenendo una posizione di avanguardia e civiltà in fatto di tutela dei diritti degli animali all'interno della comunità europea.

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