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Dal monitoraggio dei centri sportivi alla confisca dei beni mafiosi


Centri sportivi e confisca beni mafia

Ci capita ogni tanto di volervi raccontare una storia, partendo da un particolare molto piccolo, ma che ci riguarda direttamente, per arrivare a parlarvi di argomenti che a volte, francamente, sembrano perfino a noi troppo più grandi di noi;
è questo forse il caso di quest'articolo.
Ma andiamo con ordine, come vedete Unadieta.It ha, per ogni canale, due categorie dedicate ai professionisti del settore, nel caso del canale fitness parliamo delle palestre e dei centri sportivi;

come potete vedere navigando un pò all'interno di queste due macrocategorie molte città ancora non hanno alcun professionista in pubblicazione, ci stiamo lavorando.
Il punto è che, mentre per quanto riguarda le palestre è abbastanza semplice trovare online interi database completi di indirizzi e numeri di telefono, in alcune città (la maggior parte) trovare i recapiti, o anche semplicemente l'indirizzo, di un centro sportivo su internet è impresa che troppo spesso si rivela essere impossibile.
Per quanto ci riguarda, ci siamo posti semplicemente un domanda, e cioè:
esiste all'interno della marea in eterno mutamento eppure sempre uguale a se stessa delle migliaia di enti statali troppo spesso inutili, un singolo ente che abbia la responsabilità di monitorare l'attività fisica e sportiva in Italia?
La risposta ovviamente è si, si tratta del CONI!
Subito abbiamo pensato, ingenui, fantastico, ci basterà contattare il CONI per avere informazioni sui centri sportivi italiani;
con questa convinzione un pò naif nella testa ci siamo repentinamente catapultati su google e da lì direttamente sul sito del CONI.
Qui, con nostro grande entusiasmo, scopriamo che il CONI si era posto il problema della costruzione di una base dati relativa ai centri sportivi italiani già nella prima metà degli anni '90, costruendo un sito web online per consentire il censimento e l'aggiornamento dei dati.
Vi lasciamo immaginare la nostra espressione quando, cliccato sull'apposito link, fieri e orgogliosi di vivere in un paese così all'avanguardia, ci ritroviamo ad appurare che il data base nazionale che monitora l'attività dei centri sportivi italiani, a cui arriviamo per tramite di un link sul sito del CONI...
NON FUNZIONA!
Dannazione...
Pronti ci rimettiamo a cercare e scopriamo che per una serie di difficoltà al limite del Fantozziano, di cui non staremo qui a raccontarvi, il sito nazionale non è mai partito, ma, siccome nel fratempo era stata fatta una legge ad hoc, in compenso dovrebbero esistere 20 mini portali regionali;
tolte le regioni che, probabilmente per indisponibilità economica, non si sono adeguate agli obblighi di legge, rimangono una quantità di siti nella maggior parte dei casi privi dei requisiti minimi di accessibilità (per non vedenti e non udenti ad esempio) che i siti di carattere istituzionale devono, per obbligo di legge, garantire, per non parlare del fatto che anche se ci vedete e ci sentite benissimo, anche se avete un quoziente d'intelligenza triplo rispetto ad Einstein, insomma, anche se siete i meglio del meglio non riuscirete a cavare un solo lerciosissimo KB di informazioni utili da nessuno di quegli inutili portali regionali.
Salviamo, per onor di cronaca e di patria, solo il lavoro della regione Sardegna, in fatto di web una delle più attente in Italia;
e non ci addentriamo a parlavi di quanto siano penosi i siti web delle facoltà universitarie italiane, delle AUSL e di molti ospedali (ammesso che pure ce l'abbiano un sito web).
Insomma, la nostra rete dati a livello di sistema paese fa acqua da tutte le parti, e questa gente se ne esce con le cavolate tipo PEC, o fa le battaglie per internet libero, che è come avere un'enorme autostrada senza uno straccio di autogrill;
insomma, comune, cittadini, regioni e stato centrale non riescono a trasmettersi a vicenda l'un con l'altro ed in maniera semplice nemmeno la copia di un documento di identità, altro che banda larga free.
Ma andiamo oltre, perchè di tutto questo abbiamo deciso di parlarvi in virtù di un fatto che ci è successo qualche giorno fa soltanto;
insomma, eravamo li a sudarci la nostra rassegna stampa quotidiana (stampa per modo di dire, perchè è online) quando finiamo su trapaniok.it che in un articolo del 21 Gennaio ci racconta dell'interrogazione di un consigliere comunale (di nome Lummia, il sito non dice in forza a quale partito) il quale chiede al sindaco di spendersi in favore di una politica che consenta di affidare i beni immobili sequestrati alla mafia (a Trapani) proprio ai gestori di centri sportivi e associazioni sportive dilettantistiche, al fine di consentire anche ai meno abbienti di poter praticare attività sportiva.
L'articolo non ci dice se il sindaco di Trapani abbia sposato o meno le posizioni del suo consigliere comunale, non è poi così importante.
La cosa importante è capire come funziona l'affidamento dei beni confiscati alla mafia in questo paese;
sapete come funziona?
Come il sito del CONI;
cioè, la legge con la quale si stabilisce la possibilità di confiscare ai condannati per mafia i beni mobili e immobili accumulati attraverso l'attività illecita, nasce nel 1982, appena quattro mesi dopo l'omicidio di Pio La Torre che l'aveva strenuamente sostenuta.
La decisione di riaffidare alla società tali beni, tuttavia, arriva 14 anni più tardi grazie ad un'iniziativa di Libera che arriva a raccogliere oltre un milione di firme;
ma è ancora solo del 2010 l'istituzione dell'Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati.
Come per il sito del CONI, che dovrebbe monitorare l'attività dei centri sportivi in Italia (tra cui sarebbe bello ce ne fossero tanti che esercitino la loro attività presso immobili sequestrati alle mafie), anche per quanto riguarda i beni confiscati alla criminalità organizzata esiste un ente nazionale che deve occuparsi di gestire quest'attività a livello centrale.
Tuttavia l'agenzia non è stata dotata di mezzi e risorse adeguati al compito che dovrebbe svolgere, questo crea un vuoto che permette a comuni e regioni di avere un ruolo eccessivo nella gestione dei beni confiscati e probabilmente è proprio questa situazione a consentire ai mafiosi, attraverso la collusione della classe politica locale, di rientrare in possesso dei propri beni attravverso dei prestanome.
Adesso vi starete chiedendo:
che cosa centrano queste due storie l'una con l'altra se non per il fatto che entrambe parlano di centri sportivi?
Queste due storie, invece, ci parlano di quella che è la vera malattia del nostro paese;
in pratica abbiamo due buone idee (una base dati nazionale per monitorare i centri sportivi e la confisca dei beni ai condannati per mafia) entrambe due idee semplici, di buon senso, che però, e qui casca l'asino (o dovremmo dire il politico) entrambe per essere realizzate richiedono più di dieci anni, e poi vengono fuori, immancabilmente, parziali, zoppicanti, realizzate malissimo.
Ed è così per tutto, per ogni buona idea, per ogni buona proposta, per ogni iniziativa semplice e di facile applicazione per qualche strano motivo in questo paese tutto si allunga, diventa eterno, e mentre passano gli anni via via più etereo, impalpabile, ed alla fine scompare ogni traccia possibile dalla realta di quella buona idea che, tanti anni prima, sembrava poter cambiare le cose.
Cosa dobbiamo fare, vi starete chiedendo, semplice, dobbiamo correre!
Correre più veloci che possiamo per metterle in pratica subito queste buone idee, non domani!
Correre abbiamo detto, e questo forse è il motivo principale per cui quest'articolo è finito nella categoria fitness;
dite che l'abbiamo presa un pò troppo alla larga?

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